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14.03.2019

Maxi blitz contro il riciclaggio, 10 arresti

Un fermo immagine del video girato dagli investigatori durante le indagini che hanno toccato direttamente anche il BrescianoIl contatto tra due persone sorvegliate nell’ambito dell’indagine
Un fermo immagine del video girato dagli investigatori durante le indagini che hanno toccato direttamente anche il BrescianoIl contatto tra due persone sorvegliate nell’ambito dell’indagine

A dare nell’occhio era stato un flusso di persone che ogni giorno si recavano nell’ufficio postale di Cerea, nel Veronese, per ritirare somme fino a 3.000 euro. In realtà questi prelievi non erano tanto innocenti, dal momento che le indagini hanno smascherato un’attività di riciclaggio e autoriciclaggio messa in atto attraverso società fittizie e false fatturazioni a favore di cooperative che in questo modo riuscivano ad abbassare i costi vincendo così la concorrenza delle aziende che agivano nella legalità. Per il «disturbo» i prelevatori venivano ricompensati con la somma di 50 euro al giorno. Le sei cooperative, attive nei settori del facchinaggio, dell’edilizia, delle pulizie e della macelleria, contano circa 1.300 dipendenti. Attorno a loro orbitavano 13 società compiacenti e 18 “cartiere“, società fittizie con sede legale in container, cui facevano riferimento gli assidui prelevatori di Cerea. Gli amministratori di fatto delle cooperative, attraverso un meccanismo di false fatturazioni operato con la complicità di società terze, ingannavano l’erario ottenendo falsi crediti d’imposta, che venivano successivamente compensati con i contributi Inps versati ai dipendenti-soci. I guadagni illeciti venivano successivamente versati sui conti correnti di società fittizie. Era il novembre 2016 e ad accendere i riflettori sul flusso sospetto di clienti delle Poste erano stati i militari di Legnago. Da lì sono cominciate le indagini, rivelatesi piuttosto complesse, culminate il 12 marzo con l’arresto di 10 persone, tra i quali quattro veronesi, ora ai domiciliari. Tranne una donna di nazionalità cinese, tutti gli altri sono italiani. Il ruolo dei veronesi era quello di prelevatori o di amministratori di fatto delle società di comodo. L’operazione “Black money“ coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona e portata a termine dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Legnago, supportato dai militari del Comando provinciale e da quelli di Bresscia, Mantova e Bergamo, con l’impiego di un centinaio di militari, ha rilevato responsabilità penali per 81 persone. I prelevatori utilizzavano uffici postali tra Verona, Brescia e Bergamo e la metà del denaro veniva poi trasferita oltre confine, in Croazia, Ungheria, Cina e Malta. Il giro d’affari si aggira intorno ai 75 milioni di euro. La prima svolta nelle indagini era avvenuta lo scorso 21 febbraio. I carabinieri avevano arrestato due sessantenni, un uomo di origini calabresi, pregiudicato, e un bresciano residenti a Erbusco e a Sarnico, nel Bergamasco e svolto 17 perquisizioni in varie province. I due, ritenuti le «menti» del meccanismo criminale, sono attualmente in carcere. In quella circostanza erano stati sequestrati 130mila euro in contanti. «Si è fatta luce», spiega il colonnello Bramato, comandante provinciale dell’Arma, «su un sistema fraudolento semplice ma efficace che creava un introito che doveva essere “ripulito“ attraverso attività di riciclaggio e autoriciclaggio, sistemi oggi particolarmente attenzionati per i particolari risvolti che spesso nascondono». Al momento non ci sono evidenze che riconducano alla criminalità organizzata. «Ma non escludiamo nulla, le indagini continuano», sottolinea il colonnello Ettore Bramato, comandante provinciale dei carabinieri, che ieri ha illustrati i dettagli dell’operazione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Santi
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