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16.01.2019

«Maxi-truffa», tra
prescrizione
e processi

Il processo per la presunta maxi-truffa inizierà il prossimo  6 giugno
Il processo per la presunta maxi-truffa inizierà il prossimo 6 giugno

Una truffa milionaria, per l’accusa, ma che in parte è già prescritta. Da un punto di vista penale sono già arrivati tre patteggiamenti, mentre in altri dodici casi è stato deciso un rinvio a giudizio. Il processo in dibattimento inizierà il prossimo 6 giugno. NEL FRATTEMPO, ieri l’udienza preliminare si è conclusa con il patteggiamento di tre imputati. Si tratta di Claudio Pignatti, che ha patteggiato tre anni e quattro mesi, Roberto Malavolta, che ha patteggiato tre anni e tre mesi, e Antonello Moroncini che ha concluso questa vicenda giudiziaria con il patteggiamento a quattro anni. L’inchiesta era venuta alla ribalta nel 2016 quando vennero applicate anche delle misure cautelari. L’accusa, molto pesante per gli indagati è quella d’aver truffato un numero molto alto di risparmiatori Tra coloro che risultano coinvolti nel procedimento, c’è anche l’avvocato bresciano Sergio Oliveri che sin dalle prime fasi dell’inchiesta si è proclamato innocente. L’accusa di cui è chiamato a rispondere nel processo che inizierà il prossimo 6 giugno, è di associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario. Reato contestato anche alla maggior parte degli imputati, ma non a tutti poiché alcuni sono chiamati a rispondere unicamente di riciclaggio. L’avvocato Oliveri è difeso dal collega Carlo Taormina che, al termine dell’udienza di ieri ha dichiarato, commentando la decisione del gup, di «essere abbastanza sorpreso di questa decisione. Abbiamo più volte rifiutato la possibilità di un patteggiamento perché abbiamo interesse e volontà a difenderci sul merito. Abbiamo la convinzione che tutto possa essere chiarito. Oliveri ha inoltre in corso una procedura volta a mettere sullo stesso piano i creditori, una procedura pendente davanti al tribunale di Trapani. Tutti coloro che ritengono di essere stati, seppur in buona fede, danneggiati, avranno il giusto ristoro - ha proseguito Taormina -. C’è stata una situazione che ha determinato dei danni, ma il mio assistito contesta con forza d’aver contribuito intenzionalmente. In ogni modo siamo tranquilli che il dibattimento servirà a chiarire. Un’istruttoria approfondita servirà a capire che nulla è stato oggetto di comportamenti rilevanti». PROPRIO PER L’ALTO numero di parti offese, la vicenda era venuta alla ribalta delle cronache con un alto clamore mediatico. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza, risulta nata dalla denuncia di una coppia che dopo aver investito 50mila euro non avrebbe ottenuto indietro il denaro. A questo punto sarà il dibattimento a stabilire se sono stati commessi reati nella gestione del denaro affidato alle persone coinvolte nel procedimento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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