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14.11.2017

Minori migranti
e integrazioni
Brescia fa il punto

Alcuni giovani richiedenti asilo politico si divertono affrontandosi in una partita di calcio
Alcuni giovani richiedenti asilo politico si divertono affrontandosi in una partita di calcio

«Due, tre, anche quattro anni per raggiungere la Libia. Un viaggio fatto di perdita di legami, di smarrimento di identità, di violenze. All’arrivo, una lingua sconosciuta, una cultura diversa. Ma sono ragazzi e sognano le stesse cose dei nostri: amici, giocare a calcio, immaginare un futuro». Sono i migranti under 18 descritti da Riccardo Bettiga, presidente dell’Ordine degli Psicologi lombardi, agli studenti della Cattolica in apertura di un incontro sul tema, ieri in Cattolica.

SONO QUELLI CHE vengono chiamati «minori non accompagnati», «anche se questo termine non è più corretto a livello internazionale perché li tratta da soggetti passivi» come ha aggiunto Gabriella Scaduto, referente dell’Ordine per i Diritti dell’Infanzia. In Lombardia sono oltre mille. Come ha spiegato Maddalena Colombo, responsabile del Centro studi Cirmib che studia i flussi migratori nel nostro territorio, si inseriscono in un Paese in cui i nati con almeno un genitore erano il 15 per cento nel 2015, il 27 per cento nel Bresciano, calato dal 36 per cento di anni passati. Dove nel 2015-16 gli alunni stranieri erano il 9,2 per cento, il 18 per cento quest’anno nel Bresciano. Non si può non tenere conto del mutamento sociale: psicologi e sociologi si interrogano- ha spiegato ieri nella sala della Gloria Livia Cadei della facoltà di Psicologia- sul come affrontarlo in termini strutturali, ponendo attenzione anche a una parte del fenomeno, quello dei ragazzi richiedenti asilo senza un adulto di riferimento.

Un esempio di progettualità in tal senso è quello della Fondazione Museke, col suo «Mesna (Migranti: seminare nuova accoglienza)», vincitore fra gli otto progetti italiani del bando europeo «Never alone» a cui avevano partecipato 130 realtà. A raccontarlo don Roberto Lombardi e Livia De Carli della Fondazione, nata dall’associazione fondata negli anni Sessanta da Enrica Lombardi, che ha chiamato attorno a sé varie cooperative e il Comune di Brescia.

Sono 60 i ragazzi accolti e seguiti, coinvolgendo il mondo della scuola e quello della formazione al lavoro, Ufficio scolastico e Agenzia per il lavoro compresi. Fra gli obiettivi anche laboratori e una scuola popolare per l’alfabetizzazione, ma non solo.

LA FORMAZIONE, PERÒ, non riguarda solamente i migranti ma anche gli operatori e l’anno prossimo toccherà tutta la cittadinanza, alla ricerca dei tutor civici, semplici cittadini che si prestino a fare da riferimento legale per i minori soli, con la creazione di appositi registri. Oppure che aderiscano all’«affido sociale diffuso» che prevede il loro accompagnamento in momenti della vita. Per coordinare il tutto è stato creato un tavolo con il Comune che nelle aspettative dovrebbe diventare stabile, perché non più di emergenza si tratta. Una delle realtà coinvolte con Museke è Casa Bukra del Calabrone e di altre sigle, dove sono ospitati sei profughi minori alla volta, in questo periodo soprattutto albanesi. «Stiamo spingendo sulla Regione, che accredita le strutture che si occupano dei non maggiorenni in situazioni problematiche, affinché si possa passare dalle comunità agli alloggi educativi per i sedicenni-diciottenni» ha riferito Angelo Mattei del Calabrone.

Magda Biglia
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