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20.02.2019

«’Ndrangheta a
Brescia, attenzione
sempre alta»

Dalla cellula della ’ndrangheta a Lumezzane allo spaccio della criminalità albanese fino alle transazioni illecite, con «una sorta di tassa probabilmente riconducibile alla camorra».

È TUTTO CONTENUTO nella relazione semestrale che la Direzione Investigativa Antimafia ha presentato nei giorni scorsi al Parlamento. Si riferisce al primo semestre 2018 ed è stata illustrata e analizzata ieri nella sede della Dia di Brescia, in via San Martino della Battaglia. E questa è stata anche l’occasione per la presentazione ufficiale del nuovo comandante della Dia di Brescia, il colonnello della Guardia di Finanza Angelo Frescoso. A presentarlo il procuratore generale di Brescia Pier Luigi Maria dell’Osso, con il magistrato che ha sottolineato l’importanza di quanto «porta in dote» il nuovo comandante: «Un know how di lunga percorrenza di investigazioni finanziarie ed economiche». Da sempre il procuratore generale non fa mistero dell’importanza che attribuisce a queste indagini. L’analisi della situazione del distretto di Brescia, da parte sua, ha inoltre evidenziato «una presenza sommersa di cosa nostra e la camorra che continua a avere le sue proiezioni soprattutto in determinati settori. Si tratta di settori di particolare interesse, dove può ancora dire la sua come per esempio nel gioco d’azzardo. E poi c’è la ’ndrangheta: se andiamo a vedere i settori strategici della criminalità qual è quello che non vede la ’ndrangheta a livello nazionale e internazionale?». E anche se, nell’ambito del distretto, i segnali più forti, in termini di criminalità organizzata vengono dalle province di Cremona e Mantova, «non si deve ritenere che Bergamo e Brescia siano indenni». E «non si venga a parlare di infiltrazioni o di altro: hanno 40 anni di vita», ha aggiunto. Non bisogna poi «dimenticare le mafie straniere e nazionali». A fronte di tutto ciò, ha sottolineato il procuratore generale, l’attività di contrasto «è stata costante». Ma, ha concluso, «la nuova ’ndrangheta non è altro rispetto a quella già nota alle forze dell’ordine. Ha una soglia di autonomia piuttosto alta. Una soglia che riguarda l’economia, la finanza, le transazioni, la possibilità di cospicui guadagni in borsa».

IL COLONNELLO FRESCOSO si è invece soffermato sull’importanza dell’analisi delle operazioni finanziarie sospette, e dell’interazione con la magistratura. «I dati della relazione - ha spiegato - possono sembrare apparentemente freddi, ma denotano una certa recrudescenza del fenomeno mafioso in certi ambiti, soprattutto da parte di consorterie ’ndranghetiste. Le altre forme di criminalità organizzata forse hanno dinamiche e movimenti che al momento non lasciano grandi tracce, ma rimangono pur sempre al centro della nostra attenzione». Questo tenendo presente, ha aggiunto, che «il distretto giudiziario di Brescia è vasto e sicuramente appetibile dal punto di vista della ricchezza. Per questo ci muoviamo anche sul versante del monitoraggio delle imprese che operano con la pubblica amministrazione al fine di estromettere quelle che riteniamo siano controindicate per motivazioni di infiltrazione mafiosa; valutazioni che possono basarsi anche su semplici relazioni di carattere finanziario o economico, come possono essere le forniture di prestazioni di servizi, di materiali o transazioni finanziarie che a volte sottendono prestazioni inesistenti, quindi false fatturazioni». Una piaga quest’ultima che quindi è già ben presente al nuovo comandate della Dia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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