CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

04.10.2017

«Noi, bresciani
in una Las Vegas
terrorizzata»

Matteo Monti, Nicolò Tonoli e Marco Marini in fiera a Las VegasMigliaia di candele e palloncini ricordano ai turisti che la follia è costata la vita a 59 persone e in cui sono rimasti feriti in almeno 500Il resort della strage: in 59 hanno perso la vita e 500 sono stati feriti
Matteo Monti, Nicolò Tonoli e Marco Marini in fiera a Las VegasMigliaia di candele e palloncini ricordano ai turisti che la follia è costata la vita a 59 persone e in cui sono rimasti feriti in almeno 500Il resort della strage: in 59 hanno perso la vita e 500 sono stati feriti

Il silenzio dopo il dramma, con l’animo sollevato nel sapere che l’incubo è finito allontanando l’ipotesi di attacco terroristico. Quarantadue armi da fuoco, tra pistole e fucili. Era l’arsenale del killer di Las Vegas che si è reso responsabile del massacro al concerto country uccidendo, secondo l’ultimo bilancio, 59 persone e ferendone 527.

Nella camera dell’hotel da dove ha sparato, aveva portato con sè 23 armi da fuoco. Nella sua auto, invece, trovato nitrato d’ammonio, composto chimico utilizzato anche per produrre degli esplosivi.

La sparatoria più sanguinosa della storia moderna d’America riapre il dibattito sulla diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti, mentre l’Fbi smentisce la rivendicazione giunta dall’Isis. Una città ammutolita dalla tragedia ha così accolto tre bresciani senza mostrare segni di cedimento nè nel classico senso di appartenenza Usa nè nel cuore di chi è abituato a lottare giorno dopo giorno. Matteo Monti, Nicolò Tonoli e Marco Marini, dipendenti della Big Easy Las Vegas Playpark non hanno notato nulla di strano. I bresciani, volati oltreoceano per il Global Gaming Expo (la più importante fiera dei giochi a livello mondiale), sono arrivati a dramma accaduto.

«Eravamo ancora in viaggio quando stava succedendo il tutto - ha raccontato Matteo Monti -. Una volta atterrati non abbiamo notato nulla. Solo sul taxi abbiamo compreso la gravità della cosa, con l’autista che ci ha descritto una città blindata fino a qualche ora prima, con polizia e alberghi tenuti sotto tiro». Una calma anomala, accompagnata da un senso di rassegnazione. «Certo - ha proseguito Monti - la strage ha segnato la città. La preoccupazione è stata subito evidente una volta entrati in hotel o camminando per le strade. Ma nel paradosso gli americani si sono detti sollevati dallo scoprire che non si trattava di terrorismo ma di un folle. Consolazione magra davanti alla mattanza».

MA LAS VEGAS si è subito rimessa in marcia, cercando di sconfiggere paura e dolore con lo sfarfallio delle luci e il tintinnio dei Casinò. «Siamo arrivati negli Usa per la fiera dei giochi - ha ricordato Monti -. Nessun disagio è stato provocato dall’allarme. Anzi, qui hanno subito voltato pagina sapendo che il pericolo era finito. C’è paura ma pure la consapevolezza che la Polizia ha messo fine a tutto. I controlli sono stretti, ma come lo sono da quando il pericolo di terrorismo si è insinuato nelle nostre vite».

Chiaro quanto la voglia del popolo americano di dimenticare in fretta la strage di Las Vegas e voltare pagina. «Il clima è di apparente calma - ha chiuso Monti -. La città ha continuato a vivere e assieme a lei anche i milioni di residenti e turisti. L’America è anche questa». Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1