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13.09.2017

«Non ci sono dubbi, Maggi è stato il mandante»

Piazza della Loggia in una foto scattata poche ore dopo la strage
Piazza della Loggia in una foto scattata poche ore dopo la strage

«Il compendio probatorio acquisito nei confronti di Carlo Maria Maggi non lascia alcuno spazio per dubitare del suo ruolo organizzativo» nella strage di piazza della Loggia che il 28 maggio 1974 provocò otto morti e 102 feriti. Sul ruolo avuto da Maggi «convergono non solo le dichiarazioni accusatorie di Maurizio Tramonte e di Carlo Digilio, ma tutti gli altri elementi indiziari». Lo sottolinea la Corte di Cassazione nelle motivazioni depositate ieri del verdetto che il 20 giugno scorso ha confermato l’ergastolo per i neofascisti Carlo Maria Maggi, mandante, e Maurizio Tramonte partecipe del piano stragista.

Ad avviso degli ermellini, «il riferimento al ruolo organizzativo svolto dal Maggi nell’organizzazione della strage di piazza della Loggia deve essere ritenuto incontroverso e corroborato dal compendio probatorio» acquisito nei diversi gradi di giudizio. Quanto a Tramonte, la Suprema Corte rileva che è lui stesso «dal luglio 1995 fino alla sua ritrattazione, avvenuta il 14 maggio 2002» - e ritenuta inattendibile - ad aver ammesso «di aver partecipato a una pluralità di riunioni in casa di Gian Gastone Romani, nel corso delle quali Maggi aveva illustrato ai presenti le proprie teorie eversive e gli sviluppi stragisti che ne sarebbero derivati».

Il dato processuale della partecipazione di Tramonte alle riunioni - compresa quella nella quale si pianificò la strage di Brescia - «nell’ambiente dell’eversione di estrema destra veneta» è «incontroverso». Dopo il verdetto della Cassazione, Maggi che ha 80 anni e problemi di salute è ai domiciliari a Venezia dove vive, mentre Tramonte (65 anni) è detenuto in Portogallo dove era scappato prima della sentenza. In autunno dovrebbe svolgersi l’udienza per l’estradizione di Tramonte e senz’altro il deposito delle motivazioni era uno degli atti attesi dai magistrati portoghesi che si devono occupare del caso che si annuncia di non scontata soluzione dato che in Portogallo non è prevista la condanna all’ergastolo.

UN PASSAGGIO delle 140 pagine di motivazioni della Cassazione è dedicato ai servizi segreti e al loro contributo, anch’esso «incontroverso», nel rendere difficile la ricerca della verità. Non si può «dubitare - afferma l’alta Corte - del coinvolgimento dei servizi segreti nelle attività investigative in relazione alla strage; a fronte di tale dato, non si può tuttavia affermare, con analoga perentorietà, che le attività di depistaggio siano rilevanti ai fini del- l’accertamento della responsabilità degli imputati».

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