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02.10.2017

Numa e Phil
Palmer: «Noi
siamo l’amore»

Si sono riscaldati nel soundcheck con «Strada facendo», piccolo omaggio a Claudio Baglioni, nel clima raccolto della prima domenica sera di Librixia e di ottobre. Chi già c'era ha gradito. Gli altri si sono potuti rifare poco dopo, nel momento ufficiale.

SUL PALCO dell'Agrobresciano Arena, in piazza Vittoria, la coppia è stata introdotta dal presidente di Confartigianato Eugenio Massetti: lui Phil Palmer, storico chitarrista dei «Dire Straits», 35 collaborazioni in album solo a livello di discografia italiana; lei Numa Palmer, suo supporto dal 2006 e moglie dal 2012, artista, «romana di Roma». Protagonisti del progetto «Promised land. Noi siamo amore». E «Musica, parole e solidarietà» è l'etichetta scelta per lo spettacolo - una via di mezzo tra un concerto in acustico, il flusso di coscienza e l'aneddotica più sfrenata - ci sta a pennello. Si parte dalle origini, ovviamente: il legame familiare con Ray e Dave Davies, dei Kinks, zii del chitarrista, cui portava gli strumenti nei concerti. L’omaggio doveroso è un doppio accenno a «You really got me» e a «All day all of the night». «Questo non è un format, è la nostra vita - raccontano -. E noi concepiamo la musica come una missione. Usciremo con il progetto a dicembre».

Da lì all'apertura del cassetto dei ricordi il passo è breve. «Doveva diventare architetto, poi cambiò idea: immaginate quando ha raccontato al padre, che era poliziotto, la sua volontà di fare il musicista», stuzzica Numa. Risponde Phil: «Ho imparato a suonare l'ukulele a 5 anni: in fatto di accordi c'è tutto quello che serve sapere per passare poi alla chitarra». C'è tanto materiale storiografico nella vita di Palmer: l'incontro con Frank Zappa, per citarne uno. Oppure quello con Lucio Battisti e Claudio Baglioni, omaggiati rispettivamente da «Con il nastro rosa» e «Strada facendo», appunto. «Negli anni '80 venivano a Londra per registrare, e lì ebbi il piacere di conoscerli - prosegue Palmer -. All'epoca i musicisti inglesi erano molto forti e l'industria britannica investiva molto di più rispetto a ora. Si era creato un bel movimento». Capitolo retroscena: «Phil non balla. Mai - svela la moglie -. Solo una donna ce l'ha fatta a trascinarlo: Tina Turner». E sullo schermo scorrono le fotografie dello storico evento, insieme a una dedica all’amico Eric Clapton.

«La scelta di entrare nei Dire Straits, dopo la proposta di Mark Knopfler, è arrivata con la scomparsa del figlio di Eric. Lui non voleva più suonare, salvo poi tornare sui suoi passi. Anche se, in quel momento, avevo già accettato l’ingaggio. Lo stesso giorno in cui ho firmato, Clapton mi ha chiamato per dirmi che tornava a suonare. Una cosa che mi segnò molto. Ma d'altronde le cose sono andate così». Meglio, in fondo: il più spontaneo applauso della serata se lo prende l’abbozzo di «Sultans of Swing», immortale passaggio del gruppo. Quindi un focus sul futuro imminente. «Insieme a Clapton e ad altri usciremo nei prossimi giorni con un disco intitolato Legacy. Il singolo è già online, si chiama “Jesus Street”», annunciano.

TRA REMINISCENZE del passato e un occhio fiducioso sempre rivolto al domani e ai numerosi progetti di solidarietà portati avanti dalla coppia angloitaliana. E visto che è l'amore a tenere insieme il tutto, quale miglior ricordo se non il legame con il cantante amoroso italiano per eccellenza degli ultimi decenni? Eros Ramazzotti, per forza di cose. «Era il 1993, l'album si chiamava “Cose della vita”, e lo ricordo con molto piacere», chiude Palmer.

Jacopo Manessi
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