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lunedì, 23 ottobre 2017

Oratori del Novecento, la storia in un volume

Da sinistra Busi, Gorlani, don Barbieri e Muzzi (BATCH)

«Non si può recuperare una memoria storica se non partendo dalle fonti. E il desiderio che anima il progetto “Storia dell’oratorio bresciano“ è quello di entrare negli eventi e negli ideali che hanno caratterizzato l’esperienza oratoriana del secolo scorso».

Così don Amerigo Barbieri ha illustrato ieri il nuovo percorso intrapreso da Fondazione Civiltà Bresciana, Ufficio Oratori ed Università Cattolica, sostenuti da un gruppo promotore di cui fanno parte anche Michele Busi e Gian Battista Muzzi. Un percorso che intende coinvolgere oratori, congregazioni e istituti religiosi, associazioni e parrocchie, attraverso quattro «tappe» significative.

«L’obiettivo è di arrivare, tra un po’ di tempo, ad un volume di spessore culturale e accademico sulla storia degli oratori nel Novecento - ha spiegato don Amerigo -. Ma ci arriveremo pian piano». Per tappe, appunto. La prima passa dal recupero delle fonti, con la raccolta e la visione dei documenti custoditi negli archivi storici locali, ma anche dalle testimonianze presenti negli archivi delle parrocchie e delle comunità religiose. Il materiale sarà raccolto, catalogato ed inserito nel Fondo Oratori Bresciani. Quindi i Quaderni, una sorta di «agili volumetti di 70-80 pagine che tratteranno diversi temi», ha sottolineato don Barbieri. Il primo riguarderà le fonti; si proseguirà poi con la sintesi di due tesi di laurea, l’esperienza negli oratori negli anni ’30 e ’40, e la rilettura dei bollettini parrocchiali del decennio ’60-’70. Ci saranno poi alcuni seminari di studio: il prossimo appuntamento è fissato per gennaio sul tema della svolta nella vita oratoriana e pastorale giovanile degli anni ’70-’80.

«SIAMO PARTITI da un sogno, anzi da un paziente e certosino lavoro», ha commentato don Amerigo. «Un pellegrinaggio di 20 mila chilometri - ha sottolineato Gian Battista Muzzi - per raccogliere informazioni e capire a che punto sono gli oratori bresciani oggi, raccontandone la storia anche attraverso testimonianze dirette». Il risultato del lavoro si è tradotto prima in oltre duecento pagine pubblicate su Bresciaoggi, e poi nel corposo volume edito anche grazie al sostegno del gruppo Bossoni. «Abbiamo appoggiato senza riserve e con entusiasmo il progetto di don Amerigo», ha aggiunto Mario Gorlani, presidente della Fondazione Civiltà Bresciana. Sull’importanza del recupero delle fonti storiche si è invece soffermato Michele Busi, presidente del Centro Documentazione sul movimento cattolico. «C’è urgenza di raccogliere, recuperare e catalogare materiali dispersi per valorizzare il patrimonio che abbiamo a disposizione, e divulgarlo». C.REB.