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12.02.2019

Orlando: «Con Zingaretti il Pd riparte»

Andrea Orlando a Brescia per sostenere la candidatura di Zingaretti
Andrea Orlando a Brescia per sostenere la candidatura di Zingaretti

Il Partito democratico ritrovi la sua forza per riaprire il rapporto con il popolo e per difendere l’uguaglianza sociale. Il monito di Andrea Orlando è risuonato ieri nella sede dei democratici, in un’assemblea pubblica per sostenere la candidatura di Nicola Zingaretti a segretario nazionale del Pd: «Se non spuntiamo le armi ai populisti sui temi dei diritti fondamentali, la gente è capace di scambiare un pezzo della propria libertà per un po’ di sicurezza sociale – ha spiegato Orlando -. Quando eravamo al governo, non siamo stati capaci di contrastare la crescita delle disuguaglianze sociali e i 5 stelle hanno trionfato grazie alla proposta del reddito di cittadinanza, che incrocia una domanda in terre con il 40 per cento di disoccupazione». L’ex ministro della Giustizia è stato introdotto da Miriam Cominelli, che sostiene la corsa alla leadership del Pd del presidente della Regione Lazio: «È un momento chiave per il nostro partito: è necessario dare risposta a quei movimenti di piazza che hanno bisogno di una rappresentanza politica – ha notato Cominelli -. Il Pd non deve definirsi per contrarietà: l’abbiamo fatto in passato con l’antiberlusconismo, non dobbiamo farlo con il governo gialloverde: l’appuntamento con le europee sarà fondamentale per definire la nostra proposta». «Oggi la fluidità del voto è fortissima, il voto in Abruzzo è impressionate: il M5S ha perso più della metà dei voti rispetto al 4 marzo – ha analizzato Orlando -. Dobbiamo avere l’ambizione di avere i voti di tutti, ma la prima missione è recuperare chi ha votato 5 stelle: ma se non vince Zingaretti, il Pd rischia di entrare in una spirale molto pericolosa, Martina non è il candidato che può arrivare al 51 per cento». SECONDO L’EX Guardasigilli, «è stato perso un anno: facciamo un congresso con regole vecchie» e questo «non ci ha dato una fisionomia politica chiara». I temi da rilanciare sono molti, primo tra tutti l’Europa: «L’Italia da sola rischia di essere irrilevante e di essere travolta dai processi di globalizzazione: l’Europa riparte solo se si rafforza il processo di integrazione – ha spiegato Orlando -. I populismi sono nati per l’austerità, per l’assenza di politiche industriali e di una non sufficiente spinta alla coesione. Vogliamo una stagione diversa da quella di Barroso e di Junker». Ma la battaglia principale è quella contro le disuguaglianze: «La fascia dei moderati è sempre più ristretta: dobbiamo caricarci il peso di ridurre queste distanze, grazie all’Europa, al fisco, a scuola, sanità contro un capitalismo a-democratico, che produce elementi di insostenibilità», ha concluso Orlando. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

MA.VE.
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