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02.01.2018

Pace, Brescia rilancia il messaggio di Papa Francesco

Diverse le testimonianze prima del via alla marcia verso RezzatoAnche la tredicesima edizione della Marcia per la pace in provincia di Brescia ha richiamato una massiccia adesione, nonostante il freddo pungente FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Diverse le testimonianze prima del via alla marcia verso RezzatoAnche la tredicesima edizione della Marcia per la pace in provincia di Brescia ha richiamato una massiccia adesione, nonostante il freddo pungente FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

Il vento gelido e sferzante di Capodanno non ha scoraggiato le molteplici anime di un movimento nato dal basso con l’obiettivo di promuovere il dialogo e la convivenza tra i popoli contro ogni forma di discriminazione e violenza. GIUNTA alla tredicesima edizione, la Marcia per la pace promossa dai circoli Acli, dalle parrocchie e dalle associazioni laiche e cattoliche che fanno capo alla Tavola della pace Brescia Est ha raccolto davanti al sagrato della chiesa San Massimiliano Kolbe di Caionvico oltre 500 persone, accomunate dalla condivisione delle parole pronunciate da Papa Francesco: una comunità in cammino che si riconosce nell’appello a rimettere l’umanità al centro delle decisioni dei Governi, nell’aspirazione a un pianeta libero dall’orrore dei conflitti armati e dalla schiavitù inflitta ai profughi in cerca di una terra più ospitale. L’iniziativa, supportata dalle Amministrazioni comunali di Brescia, Botticino, Castenedolo e Rezzato, ha coinvolto le principali espressioni del pluralismo interreligioso bresciano: la Chiesa valdese di via dei Mille rappresentata dalla pastora Anne Zell, la comunità Sikh raccontata dal 23enne indiano Singh Jaskirat e la comunità islamica racchiusa nella testimonianza della 24enne di origini senegalesi Fatou Thiongane. Il loro intervento, che ha dato il via al lungo serpentone diretto al santuario della Madonna di Valverde e al convento francescano di Rezzato, si è soffermato sul bisogno «di superare divisioni e incomprensioni fondate sulla provenienza geografica o etnica in nome della riscoperta di una fratellanza che accomuna». Messaggio avvalorato dalla richiesta di fare spazio nell’agenda politica italiana all’impegno per la realizzazione dei corridoi umanitari, attualmente possibili grazie agli sforzi esclusivi delle chiese evangeliche e della Comunità di Sant’Egidio. «La pace è aspirazione profonda di tutti, l’unica strada che conduce al progresso umano», ha rilevato Enzo Torri, responsabile dell'Ufficio per l'impegno sociale della diocesi, riprendendo le motivazioni addotte da Papa Bergoglio. LA MANIFESTAZIONE è stata sostenuta da due cardini ideali e programmatici: da un lato l’attenzione al cammino intrapreso da uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni - che chiede agli Stati europei un cambiamento radicale nella gestione dell’accoglienza e li sollecita a non «stipulare accordi di comodo con Governi antidemocratici» -; dall’altro il tema del disarmo, soprattutto alla luce dell’approvazione da parte della Conferenza delle Nazioni Unite del Trattato di messa al bando delle armi nucleari (contesto in cui spicca il voto contrario dell’Italia). Un aspetto che tocca le coscienza degli attivisti bresciani considerata la presenza sul territorio dell’aerobase militare di Ghedi. «Tra le elezioni politiche e amministrative, l’anno appena iniziato sarà molto impegnativo dal punto di vista civile. In quanto cristiani siamo chiamati a interrogarci sui processi politici che deriveranno da tali scelte e a prendere una posizione precisa», ha sottolineato don Fabio Corazzina, per il quale «accoglienza e disarmo costituiscono due elementi fondamentali sui quali i futuri candidati dovranno esprimersi con chiarezza». • D.VIT. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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