CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

13.01.2018

Pace «bresciana» tra Maroni e Salvini

Il «selfie» di Maroni con il sindaco di Artogne Barbara Bonicelli
Il «selfie» di Maroni con il sindaco di Artogne Barbara Bonicelli

Giuseppe Spatola La «pax» leghista tra il segretario Matteo Salvini e il Governatore uscente di regione Lombardia, Roberto Maroni, è arrivata a margine di un incontro al Pirellino scansando nuove polemiche e una rottura politica che, sotto elezioni, complicherebbe la corsa dell’intera coalizione di centrodestra. A dire «stop» a voci, rancori e accuse è stato Maroni. «Polemica chiusa con Salvini - ha rimarcato il Governatore - e adesso ci occupiamo delle cose concrete per i lombardi. Non penso ad altro...». Non sa quindi chi sarà il candidato sindaco del centrodestra a Brescia, anche se nell’accordo fatto sul nome di Fontana Forza Italia ha preteso di indicare lo sfidante di Emilio Del Bono? «Non mi occupo di cariche, non mi occupo di collegi e non mi occupo di candidature. Certo a Brescia un candidato leghista sarebbe piaciuto». Lei ha fatto un passo a lato, ma continua a raccogliere la stima trasversale degli uomini delle istituzioni con cui ha lavorato in questi cinque anni... «Mi fa piacere. E dopo la decisione di non ricandidarmi ho ricevuto tantissimi messaggi anche da persone che non mi aspettavo perché considerati “avversari” politici. Però il rapporto umano viene sempre prima di quello politico». Alla fine Salvini lo ha sentito, ha avuto modo di chiarire le sue posizioni? «Per me la polemica è chiusa. Basta. Non l’ho ancora sentito, ma per me quello che si è detto e c’è stato è già passato. Adesso ci occupiamo delle cose concrete, fino al passaggio di consegne al nuovo Governatore della Lombardia che mi auguro sia Fontana, cui lascio tanto lavoro fatto e anche il patto con il Governo sull’autonomia». Qualcuno nel centrodestra ha detto che Fontana è un bravo amministratore, ma è poco conosciuto. Sarà quindi una campagna tutta in salita per il suo successore in pectore? «No, Fontana avrà il tempo di farsi conoscere. Ha tre grandi qualità: primo è di Varese come me, poi è milanista e, come se non bastasse, è pure avvocato. Scherzi a parte: ha fatto il sindaco per dieci anni, il presidente del consiglio regionale e il presidente lombardo dell’Anci. Quindi sa cosa vuol dire governare e cosa vuol dire farlo in Regione. Deve farsi conoscere meglio, ma ha davanti due mesi di tempo. La vedo non difficile». Nel suo Governo Brescia ha pesato sempre molto, sia a livello di assessorati sia in consiglio. Che bilancio può fare e che indicazioni darà al suo successore per mantenere questo filo diretto con il territorio bresciano? «Al mio successore dirò di proseguire il lavoro che abbiamo fatto, con il metodo che abbiamo utilizzato che è quello del confronto costante, permanente e assiduo con tutte le realtà del territorio. Brescia è una realtà straordinariamente importante da tanti punti di vista. L’attenzione al territorio e alla montagna è stata una delle caratteristiche del mio governo. Pensate ai risultati e alla gestione del territorio avuta per l’evento di Christo. Sono certo che i buoni risultati che abbiamo ottenuto saranno continuati nella prossima legislatura». Dice che la tensione con il suo segretario è stata archiviata. Ma Salvini l’ha per caso minacciata di cacciarla dalla Lega? «No, ma cacciare da dove? Non ci siamo proprio sentiti. L’ultima volta è stata domenica dopo l’incontro di Arcore. Non esiste alcuna minaccia. Penso che sia utile chiudere queste polemiche perché fanno solo danno. Non le ho cercate io: ho solo risposto con una intervista chiarendo le mie posizioni. Mi sono sfogato e oggi dico basta. Non ci siamo sentiti in questi giorni di subbuglio, ma lo farò sicuramente nelle prossime ore». E a chi dice che Maroni poteva essere un buon nome da spendere nel caso in cui Berlusconi e Salvini non andassero d’accordo sul ruolo da premier, lei cosa risponde? Oggettivamente pensa che il cavaliere possa incoronare presidente del Consiglio il segretario della Lega? «L’accordo prevede che in caso di vittoria del centrodestra il partito che prenderà più voti indicherà pure il premier. Ed è un accordo chiaro: se la Lega prenderà più voti di Forza Italia, allora Salvini sarà a Palazzo Chigi. Lo sostengo essendo leghista, intanto io penso a Fontana in Regione. E io, lo ripeto, non mi candido a niente, men che meno a fare il premier in alternativa a Salvini». Non farebbe un’eccezione neppure per fare il sindaco di Brescia, viste le difficoltà a trovare una sintesi tra azzurri ed ex padani? «No, no. Vita nuova per me che non è nuova vita...», dice duro, quanto lo sarà la campagna elettorale iniziata con il passo a lato e la rinuncia al «bis» da Governatore. Maroni saluta e sorride. Da marzo inizia la sua nuova primavera, lontano da Palazzo Lombardia. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1