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12.03.2018

«Paese che vai...»
sfodera fascino e
bellezze di Brescia

Una veduta panoramica del Castello di Brescia, visitato da Leonardi
Una veduta panoramica del Castello di Brescia, visitato da Leonardi

La bellezza di Brescia è un risotto al Franciacorta con calice d'accompagnamento, vista lago. Alla faccia del clima rigido tardo-invernale. Ma anche un giro in Castello, nel museo delle armi Luigi Marzoli oppure nell'eleganza di Palazzo Loggia, in Aula Giudici. Livio Leonardi, conduttore del programma di Rai1 «Paese che vai... luoghi, detti, comuni» (di cui è anche ideatore), in onda ieri mattina, ha condotto gli italiani dentro i segreti della Leonessa. E PER CITTADINI e passanti che, nelle ultime settimane, si erano interrogati curiosi sui motivi di cineprese e troupe, ecco la risposta: un contenitore televisivo. Declinato in un ritratto «à la Grande Bellezza»: dove Leonardi scorrazza in bicicletta e a piedi tra le vie di una città sospesa in una sorta di vuoto temporale. Quella sacca onirica in cui Sorrentino aveva costruito il suo successo. Ma c'è di più: le gradazioni di colori stratificano il racconto su livelli temporali differenti. Capita così di incontrare soldati in zona fortezza – nel ricordo del famoso sacco di Brescia del 19 febbraio 1512, guidato dal francese Gaston De Foix – oppure giudici della Serenissima intenti a discutere tra di loro nell'omonima stanza del massimo palazzo cittadino. E ancora Moretto e Romanino, soprattutto, la bellezza di chiese e dipinti, una fuga a Calvisano, per visitare uno degli allevamenti di storioni più importanti d'Italia. «Avete capito di che città si tratta – chiede Leonardi dalla sommità del Cidneo, con il cupolone del Duomo ben visibile alle sue spalle –? Siamo a Brescia!». Prima di lanciarsi in un viaggio sobrio e approfondito, nonostante il tempo a disposizione tocchi (solo) i tre quarti d'ora. Alla base c'è, come sempre, la storia maestra di vita. E il ricordo del periodo della dominazione veneziana, dal 1426 al 1797, fulcro di un rinascimento globale. Ma non solo: impossibile dimenticare il coraggio leonino della città – Carducci dixit –, che le valse l'appellativo di «Leonessa d'Italia» nel 1849. Tratteggi ripercorsi con ricchezza di particolare e attenzione ai dettagli. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Jacopo Manessi
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