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27.06.2013

«Pane e salame» esportabili:
ecco come sforniamo talenti

Un momento dell'intervento di Davide Dattoli
Un momento dell'intervento di Davide Dattoli

Il lato funky della fuga di cervelli è andato in scena ieri al quarto pane web e salame organizzato come ogni anno al Castello Malvezzi da Gummy Industries e Talent Garden. Nessun piagnisteo intorno alla necessità di emigrare, chi ha meno di 40 anni oggi ha bene in testa che una delle possibilità che la vita gli può riservare è legata ad un viaggio di sola andata verso una qualsiasi metropoli del mondo. Il messaggio è chiaro: finito il tempo delle lamentele, se l'Italia non offre opportunità una intera generazione ha capito che Internet può trasformarsi da pretesto per rivendicare la propria diversità ad acceleratore di esperienze che queste opportunità finisce per crearle. E nella lunga giornata di storie e testimonianze sono emerse tante storie che hanno un filo conduttore: il web non è il fine ma il mezzo attraverso il quale andare nel mondo e portare una nuova brescianità multidisciplinare, creativa e innovativa. Lo stesso «Pane web e salame», giunto alla quarta edizione, negli ultimi mesi è diventato un format d'esportazione: i nerd bresciani sono andati in giro per l'Italia a raccogliere testimonianze da portare qui. A Milano, Firenze, Roma e Trento gli organizzatori hanno messo in scena edizioni locali (dedicate non al salame ma a cotoletta, finocchiona, porchetta e canederli) in cui gli interlocutori venivano invitati a raccontare «come il web mi ha salvato la mia vita». Il risultato è andato in scena ieri. DAVIDE DATTOLI, che ha passato gli ultimi mesi a valutare opportunità di business tra Londra, New York e Pechino, ha raccontato come sta esportando il suo modello di coworking: spazi fisici in cui si affittano postazioni di lavoro e si opera in condivisione moltiplicando, coi contatti, anche la possibilità di fare crearsi attività lavorative proprie, secondo un metodo ampiamente sperimentato in tutto il mondo. «Il primo nel suo genere - ha precisato - se consideriamo che ci sono molte realtà territoriali ma solo noi siamo presenti con un prodotto globale in 6 città italiane (la settima sarà Genova) ed ora siamo richiesti anche in altre realtà europee, asiatiche e statunitensi». Cristiano Rastelli (unico over 40 tra i protagonisti bresciani) invece lavora nel marketing online ed ha scelto di lavorare - trasferendo a Londra la famiglia - in una grande agency londinese.  La storia di Luca Orio è invece più vicina ai sogni di molti adolescenti. L'11 settembre del 2012 è partito per gli Usa dopo aver promosso la sua band di musica metal attraverso il web e - grazie alla notorietà generata dai video e dai pezzi stessi - essere entrato nell'orbita di una casa di produzione che li ha portati a vivere negli Usa organizzando un tour nei locali più frequentati del genere tra gli States e il Canada. Il web, in altre parole, in questo caso è solo il mezzo per farsi conoscere. Alessandro Cinelli e Lucio Colosio sono infine finiti in Yakimbi: una stratup malese che fa un prodotto per banche e grandi aziende. «Tipo dropbox ma un tot più complicato» spiegano loro. «Siamo qua perché qua stanno un po' negli anni 90 (un po' come tanta, troppa Italia) - spiegano - ed hanno bisogno di gente che gli insegni a fare le cose. Ma a differenza dell'Italia qua investono invece che far scappare le competenze». A loro si sono unite tante storie da tutta Italia, di gente a cui Internet ha cambiato la vita, spesso accelerandone le opportunità, quasi sempre - a quanto pare - migliorando il grado di soddisfazione e di realizzazione personale. La fuga è una realtà che fa sempre meno paura. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovanni Armanini
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