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sabato, 20 ottobre 2018

Parisi: «Nel
centrodestra con
le nostre idee»

La sfida di «Energie per l’Italia» si gioca tutta in Lazio e Lombardia. La formazione politica di Stefano Parisi è stata agganciata all’ultimo momento alla coalizione di centrodestra. Lui ora è candidato presidente alla Regione Lazio, mentre in Lombardia ci sono liste per le regionali a sostegno di Attilio Fontana. A Brescia in particolare nella lista col simbolo «Energie per la Lombardia» il capolista è l’ex assessore e consigliere regionale uscente Alberto Cavalli che ha lasciato Forza Italia per seguire Parisi. «Non siamo una presenza anomala nel centrodestra - spiega Parisi nel forum con la redazione di Bresciaoggi -, la forza di una coalizione è la capacità di interpretare i diversi elementi che ci sono nella società e di farne sintesi». Però riconoscerà che «Energie per l’Italia» non è esattamente sulla stessa lunghezza d’onda della Lega. E all’interno della coalizione le differenze fra Berlusconi e Salvini sono all’ordine del giorno... «Il problema è dovuto a questa legge elettorale che obbliga gli elettori a votare per una coalizione nella quale ci sono dei leader nei quali ci si riconosce e altri dai quali ci si sente distanti. E questo alla fine allontana dal voto, a differenza del sistema proporzionale. Io cerco di seguire una linea coerente a differenza di altre forze politiche». In che senso? «Io sono stato il candidato del centrodestra a Milano, abbiamo sostenuto Musumeci in Sicilia. Due settimane fa abbiamo preso una decisione molto difficile perché il centrodestra non ci ha accolto nella coalizione a livello nazionale. Dovevamo decidere se presentare nostre liste fuori dal centrodestra mettendo tanto o poco a rischio la stabilità del sistema politico italiano, oppure contribuire senza essere protagonisti. Abbiamo scelto così di aiutare il centrodestra a vincere in Lombardia e Lazio. Il nostro è un impegno ambizioso: ricostruire un rapporto di fiducia fra politica e cittadini». Non avete pensato di entrare in Forza Italia o in un’altra formazione del centrodestra? «Per quanto mi riguarda le offerte non sono mancate ma vogliamo mantenere la libertà di dire quello che pensiamo». Dopo l’abbandono di Maroni il centrodestra ha scelto Fontana per guidare la Lombardia. Per qualcuno è una scelta di basso profilo... «Credo che Fontana sarà un ottimo presidente, e farà anche meglio di Maroni perché è stato per molti anni un amministratore locale e quindi conosce bene il territorio». Come valuta un eventuale governo di larghe intese? Lo considera un inciucio? «Il governo del Paese deve essere assicurato. Il tema è come si arriva alla larghe intese. Se si fa un accordo sulle politiche economiche è un conto, se invece è solo un accordo sulle poltrone lo considero un inciucio. Però il problema vero è che in Italia finora il centrosinistra ha fatto politiche economiche profondamente sbagliate». Però gli indicatori economici sono positivi... «Sia Renzi che Gentiloni hanno fatto una politica di spesa pubblica sbagliata, aumentando molto la spesa corrente e azzerando la capacità di investimento». Oltre all’economia quali sono le altre priorità per voi? «L’immigrazione e la sicurezza da gestire in un forte collegamento con l’Europa. E poi la riforma della giustizia con la separazione delle carriere e l’abolizione dell’Autorità anticorruzione, un mostro giuridico che anziché contrastare l’illegalità ha bloccato ogni scelta degli amministratori che hanno paura a prendere decisioni». Lei un anno e mezzo fa a Brescia aveva presentato alle categorie economiche il suo progetto. Poi da allora è calato un silenzio pressoché totale. Ora arriva come una meteora la vostra lista... «In questo anno è mezzo siamo un po’ spariti dai media ma abbiamo lavorato per costruire un nuovo soggetto soprattutto nel tessuto economico. Su Brescia abbiamo acquisito una figura come Alberto Cavalli con un lungo e non opportunistico percorso di avvicinamento sulle idee e sui valori anche perché forse avrebbe avuto più garanzie se fosse rimasto dov’era. Abbiamo costruito una presenza significativa a livello territoriale con figure che vengono dall’area cattolica o dalla Lega del primo momento e più in generale dalla società civile. Un lavoro poco mediatico, ma speriamo nel risultato elettorale». •