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sabato, 25 novembre 2017

«Passione e sacrificio:
così sono diventata
una étoile a Parigi»

Eleonora Abbagnato durante l’incontro promosso da Saef

Passione, sacrificio, determinazione, maestri e incontri importanti, il sostegno di una madre. Sono alcuni degli ingredienti del successo di Eleonora Abbagnato, «un angelo sulle punte» come da titolo del suo libro autobiografico. Una stella del firmamento della danza fin da piccola, enfant prodige innamorata delle scarpette all’età di due anni e mezzo, per arrivare all’oggi, etoile dell’Opera di Parigi e direttrice della scuola dell’Opera di Roma. Ieri era a Brescia, nell’auditorium della Camera di Commercio, chiamata da Saef, prima ospite del ciclo «PassionèImpresa», accolta da oltre 400 persone, manager e imprenditori soprattutto, convinti di questa particolare forma di «aggiornamento» da testimonial di altri mondi che la società di servizi offre in terza edizione.

Ad aprire, dopo il saluto di Paolo Carnazzi ad di Saef, Elisabetta Lanza di Prometeia con un’analisi sulle potenzialità economiche della ‘bellezza’, a cui il ciclo 2017 è dedicato. Se ora l’insieme delle realtà che ruotano attorno a questa «tipicità» del nostro Paese valgono il 16,5 del Pil, molto di più si può e si deve fare secondo l’analista che punta all’obiettivo di ulteriori 130 miliardi da recuperare grazie al trasversale settore. Accompagnata dal curatore dell’iniziativa Davide Dotti, critico d’arte, Eleonora si è raccontata con una semplicità che lasciava tuttavia trapelare la forza del carattere, l’intensità del vissuto, le salde competenze e l’amore, l’immenso amore per il sogno che ha permeato tutta la sua vita, regalandole soddisfazioni di alto livello che fanno di lei adesso la ballerina italiana più famosa nel mondo. Un talento innato «su cui però si deve lavorare tantissimo, da solo non basta», come ripete alle sue allieve. Molto presente nella sua narrazione è la madre: «non è da tutte incoraggiare e lasciare la figlia libera di volare, lasciare andare a Parigi una bambina di dieci anni». Poi ci sono i maestri, innanzitutto Marisa che aveva la sua scuola sopra il negozio della mamma a Palermo e che per prima capì, addirittura nell’infanzia, le sue capacità.

CI SONO NELLA SUA carriera Carla Fracci, Roland Petit, Claude Bessy, Pina Bausch, William Forsythe. Ma c’è anche Salvo, il partner dall’età di cinque anni, prima della divisione dei destini, lui alla Scala, lei nella Ville lumière. E anche Roberto Bolle, «con cui- dice-, prima di chiudere entrambi col palcoscenico, dobbiamo fare un altro spettacolo, due artisti che portano in alto il nostro Paese». Una storia di affermazioni quella di Abbagnato, e una storia di continua ricerca delle bellezza, della perfezione, cui non è mancato, come è necessario, un pizzico di fortuna- «non mi sono mai fatta male» - che ora sfocia anche nella voglia di vedere crescere le danzatrici del domani. «E’ faticoso essere contemporaneamente, oltre che mamma, etoile a Parigi e direttrice a Roma ma sentivo che dovevo farlo in un momento difficile per la danza italiana. E’ un incarico cui tengo che mi ripaga con la gioia di vedere le allieve che sbocciano» sostiene. Fra gli spettatori ad applaudire altri due vip, l’archistar Fabio Novembre e lo chef star Filippo La Mantia. «Sono già chi vorrei essere» scrive sul depliant di sala Novembre; «Io sono uno che cucina» scrive La Mantia che ama definirsi con noncuranza «oste e cuoco».