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11.01.2019

Pd in piazza contro la manovra economica

Gianni Girelli, Michele Zanardi e Marina Berlinghieri in conferenza
Gianni Girelli, Michele Zanardi e Marina Berlinghieri in conferenza

Saranno circa cento i banchetti che allestirà domani il Partito Democratico bresciano per protestare contro la manovra economica varata dal governo Conte. L’iniziativa ha lo scopo di informare i cittadini sui contenuti della legge finanziaria approvata a fine anno ed è parte di una mobilitazione, chiamata «1000 Piazze», che il Pd ha previsto di articolare su tutto il territorio nazionale. «Per la nostra federazione si tratta della prima battaglia che ingaggiamo dopo il congresso - spiega il segretario provinciale Michele Zanardi - attraverso i gazebo vogliamo dare il via ad una fase di riconquista delle piazze e delle strade e contestualmente avviare la ricostruzione di una identità di partito». «Riempire una singola piazza organizzando una sola manifestazione a carattere nazionale sarebbe forse risultato più semplice - sottolinea il sindaco di Villanuova - più complesso è riuscire nell’intento in modo più capillare». LE RAGIONI per le quali il Pd contesta la manovra dell’esecutivo giallo-verde le illustra Marina Berlinghieri: «È priva di una concezione di Paese all’altezza del ruolo che vanta l’Italia. Non contiene idee di sviluppo, ma misure finalizzate all’assistenza di pochi». La parlamentare punta il dito contro la cosiddetta «tassa sulla bontà», l’inasprimento fiscale che la legge di bilancio prevede per il terzo settore: «È irrispettosa di questo mondo e della grande storia bresciana legata al volontariato». Nel volantino che verrà distribuito sabato ai cittadini sono sintetizzati quelli che il Pd ritiene gli aspetti più negativi della finanziaria: un miliardo in più di tasse locali e aumento di sette miliardi del carico fiscale che già grava sulle aziende. E ancora: meno un miliardo di investimenti e meno 850 milioni da destinare al cofinanziamento dei fondi comunitari. Senza dimenticare i 13,1 miliardi da reperire a tutti i costi nel prossimo biennio per disinnescare le clausole di salvaguardia che farebbero scattare aumenti dell’IVA. Infine i Democratici imputano a Lega e 5 Stelle scelte contrarie agli interessi dei lavoratori. Tre esempi: lo stop alle assunzioni nella PA, il miliardo sottratto alla voce investimenti pubblici e i 310 milioni che vengono a mancare in tema di sicurezza sul lavoro. Di «situazione surreale» parla Gianni Girelli, il quale coglie l’esistenza di due manovre, «quella annunciata e quella che andiamo via via scoprendo spulciandone il testo». Vale a dire: «Ciò che viene strombazzato è poi puntualmente smentito e rimandato a ipotetiche correzioni successive». Il consigliere regionale non vuole che finisca nel dimenticatoio «il modo inusuale con cui la manovra è stata approvata, sbeffeggiando le prerogative di Camera e Senato». Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona il parlamentare Alfredo Bazoli, che in un comunicato dichiara: «Con il Paese sull’orlo della recessione tutto è stato piegato all’esigenza di soddisfare le promesse elettorali di quota 100 sulle pensioni e del cosiddetto reddito di cittadinanza, che tale non è perché trattasi di una misura a cavallo tra indennità di disoccupazione e lotta alla povertà». •

Mauro Zappa
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