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11.10.2011

Pdl, i «frondisti» al sindaco: «Più dialogo con i consiglieri»


 I  Pdl Ghezzi e Acri. Il capogruppo Farina non è seduto al suo posto, arriverà nel tardo pomeriggioFOTOLIVE
I Pdl Ghezzi e Acri. Il capogruppo Farina non è seduto al suo posto, arriverà nel tardo pomeriggioFOTOLIVE

La frattura nel Pdl ha fatto capolino in consiglio comunale. I sei ribelli per la verità hanno mantenuto un understatement vicino all'impassibilità. Almeno pubblicamente durante il pomeriggio di lavori perlopiù dedicati alla ricognizione sullo stato di attuazione del programma. Salvo però riunirsi e sciogliersi in continuazione, parlottare fitto fitto: uno spettacolo che non lasciava dubbi sull'esistenza di un problema nel gruppo consiliare. La consegna del silenzio è stata rotta però da Agnellini che ha preso la parola e ha tacciato la stampa di avere montato la faccenda della frattura.
In realtà i mal di pancia ci sono eccome. E tra quelli che li hanno manifestati c'è anche Agnellini. Forse è esagerato parlare di Farina sfiduciato. Ma certo tra i bersagli del malumore c'è anche lui per il solo fatto di essere il capogruppo. Quello vero in realtà è quello grosso: il sindaco Paroli al quale viene imputato un vizio antico nei consigli comunali, che prima o poi emerge: lo scollamento tra la pattuglia dei consiglieri e la giunta. I primi si sentono poco coinvolti nelle decisioni, di essere considerati solo all'atto dell'approvazione delle scelte operate dalla Giunta. In altre parole, di valere per la mano che alzano. Questo scontento non è di oggi, «cova da un anno e mezzo» sussurra uno dei ribelli.
CERTO la gestione del voto sul Pgt, con l'emendamento Acri arrivato in aula e poi rientrato in extremis dopo un summit convocato in fretta e furia, ha contribuito a farlo esplodere. Ha messo in evidenza una situazione appunto pregressa. Alla quale non è estraneo un altro tema: quello del protagonismo della Lega Nord dalla quale il profilo del Pdl non riuscirebbe abbastanza a staccarsi. Mancanza di dialogo Giunta-consiglieri e smarcamento dal Carroccio: ecco dunque le ragioni del malcontento di Mauro Magoni, Gaetano Visconti, Roberto Toffoli, Giovanni Acri, Angelo Piovanelli e Giorgio Agnellini, le stesse che avranno portato all'attenzione del sindaco nell'incontro convocato dallo stesso Paroli al termine del consiglio di ieri.
Gli stessi su cui anche il Pd si è gettato durante i lavori. Prima Claudio Bragaglio, poi Emilio Del Bono non hanno perso l'occasione per pungere il partito di Berlusconi nel tentivo di allargare la ferita e far vedere il sangue lì, in aula consiliare. Il primo ha cercato di aprire un dibattito sul tema, ma la maggioranza non ha raccolto. Del Bono ha affondato il dito proprio nella questione dei rapporti con la Lega, personalizzando sulla figura del vicesindaco Fabio Rolfi. Sarebbe lui la prova dello «sbilanciamento» a favore del Carroccio. E a dirlo sono - secondo il capogruppo democratico - le risorse «consumate». «A fronte dei tagli imposti agli altri assessorati, le deleghe di Rolfi prosperano: nel 2008 riceveva 20milioni di euro nel 2011 arriverà a oltre 23 milioni del bilancio comunale. Tutti gli altri assessori sono in sofferenza ma non il vicesindaco». «Non sono per Rolfi quelle risorse - replicano dai banchi della Giunta - ma per la sicurezza», una delle sue deleghe. Ma Del Bono contrattacca: «Ma allora perchè i furti, le rapine, le truffe sono aumentate?». E perchè «per le attività economiche vanno solo 3 milioni?» è l'ultima domanda.

Eugenio Barboglio
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