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domenica, 17 dicembre 2017

PESCE E PROFUGHI: È GUERRA APERTA
IN MARE NOSTRUM

Mentre non si fermano gli sbarchi fantasma a Lampedusa i pescherecci siciliani vengono fermati a TunisiGli ultimi sbarchi sono arrivati a Lampedusa malgrado i «blocchi» (BATCH)

Da Tunisi a Strasburgo, passando per le coste frastagliate di Lampedusa e i centri di accoglienza allestiti lungo la penisola italiana. L’emergenza profughi diventa un caso internazionale che incrocia e mette a rischio anche il mercato del pesce del mediterraneo, con la Commissione Europea che a inizio settembre ha preso coscienza del difficile rapporto con Tunisi e il suo Governo. Così ogni singola barca «ritenuta sospetta» e intercettata nel canale di Sicilia diventa bersaglio di controlli da parte della Marina e delle forze internazionali. Ne sa qualcosa l’armatore Giampiero Giacalone che ha visto la sua barca fermata a più riprese da una motovedetta del paese nordafricano. Cinque uomini armati - secondo quanto riferito da Giacalone - anche la scorsa settimana sono saliti a bordo del peschereccio e fatto rotta verso Sfax, dove l’Anna Madre è approdato intorno a mezzogiorno.

L’ambasciatore italiano Raimondo De Cadorna, in coordinamento con la Farnesina, si è subito attivato mentre il nostro ministero degli Esteri «ha attivato la filiera politico-diplomatica-militare per richiedere il rilascio del peschereccio», spiega Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della pesca e crescita blu che dal 28 settembre ospita proprio a Mazara del Vallo l’Expo dei cluster produttivi dei Paesi del Mediterraneo, dell’Africa e del Medioriente; tra gli ospiti ci sarà anche il ministro Taieb. Tumbiolo insiste sui «buoni rapporti che intercorrono tra Italia e Tunisia».

«LE INCOMPRENSIONI che si creano nel Mediterraneo - aggiunge - sono figlie dell’uso non definito delle acque marittime. È necessario rinegoziare l’accordo tra Tunisia e Italia per definire meglio i confini marittimi. Ma anche detto che non serve a molto autolimitarsi se poi flotte di altri paesi rivieraschi vanno a fare razzia di pesce nelle acque del Mediterraneo». Testimone di lungo corso di questa «guerra del pesce» che va avanti ormai da diversi anni, il sindaco di Mazara del Vallo, Nicola Cristaldi, ritiene che gli ultimi episodi in acque internazionali siano «l’ennesimo atto ostile che i nostri natanti subiscono nel Mediterraneo e ciò non è più tollerabile». «Non è possibile - aggiunge Cristaldi - che in acque internazionali, nelle quali tutti possono pescare, un natante venga sequestrato, con il rischio per la sicurezza degli uomini a bordo e danni economici ingenti. Non è più rinviabile un tavolo di concertazione con i paesi rivieraschi per evitare simili episodi». Il tutto mentre gli Europarlamentari sono sbarcati in missione a Tunisi per trattare il blocco degli «sbarchi fantasma» che partono proprio dalle coste tunisine e approdano tra Lampedusa e la Sicilia. «Da oltre trent’anni la nostra marineria subisce attacchi in acque internazionali che hanno determinato danni economici enormi tanto che molti armatori - ha denunciato l’Europarlamentare della Lega Nord Angelo Ciocca -. Secondo la Convenzione di Montego Bay del 1982 e attualmente in vigore, l’area del mare posta di là dalla Zona economica esclusiva, ovvero oltre le 200 miglia marine dalla costa, non è sottoposta alla sovranità di alcuno Stato. Allo stato attuale delle cose ci sono maggiori misure di tutela per le navi che trasportano clandestini rispetto a quelle riservate ai pescatori italiani». Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it