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04.10.2017

Più di mille
i «ricercati»
a Brescia

Più di mille i «ricercati» a Brescia
Più di mille i «ricercati» a Brescia

Per Claudio Cominelli, 56 anni, goffo e invecchiato, la fuga è terminata. È finito in carcere dopo 7 anni di latitanza per l’omicidio del fratello in una fonderia di Caionvico - era il 1992 - e il suo nome è stato depennato dalla lista dei ricercati. Incastrato uno, continuano invece le indagini per altri «uomini ombra».

Attualmente sono 1091 i ricercati per reati commessi a Brescia e provincia, ma il lungo elenco contempla anche individui nati nel 1915 e ricercati per crimini di guerra.

Ultracentenari, verosimilmente deceduti. Ma per i quali, non essendoci ufficiale certificato di morte - come per molti altri - non si può procedere all'esclusione dal corposo elenco. Al netto di questi ultimi ne restano alcune centinaia di latitanti, ma a spiccare è uno dei quattro nomi inseriti nella lista nazionale di «massima pericolosità»: Attilo Cubeddu, il «custode» di Giuseppe Soffiantini. Classe 1947, nato ad Arzana (Nuoro), Cubeddu ha al suo attivo diversi sequestri oltre a quello dell'imprenditore di Manerbio nel 1997.

Alla liberazione di Soffiantini scattarono le ricerche di Giovanni Farina - il complice - e Cubeddu: il primo fu arrestato in Australia, il secondo, ancora oggi, è tra i «most wanted», lo cerca anche la Procura generale di Brescia. Lo scorso febbraio la sua presenza è stata segnalata in Sardegna, ma il blitz del Ros dei Carabinieri è andato a vuoto. A Farina, anni fa, dissero che Cubeddu era morto. Nessuna conferma. Così, la foto del superlatitante ogliastrino continua a restare sotto gli occhi delle forze dell’ordine.

Investigatori che attendono, silenti ma attivi. Antenne alzate anche per rilevare le posizioni, i contatti, i falsi movimenti di Vito e Salvatore Marino, condannati nel maggio 2016 all'ergastolo per l’omicidio della famiglia Cottarelli a Urago Mella e tutt'ora irreperibili. Domani la Cassazione si esprimerà sulla condanna in secondo grado; se il verdetto del carcere a vita dovesse diventare definitivo, potrebbe far guadagnare ai due cugini trapanesi un posto nella lista dei «latitanti pericolosi», la seconda in ordine di importanza rispetto a quella nella quale è inserito Cubeddu.

CI SONO POI TUTTI gli altri criminali, con un diverso peso, destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare, ancora sotto processo o condannati in via definitiva. La fase più delicata, a «rischio fuga», è quella che intercorre tra l’eventuale scadenza del termine massimo della misura cautelare e il processo. A rendersi irreperibili spesso sono persone che devono scontare pene irrisorie. Non è il caso di Jamel Zinca, tunisino ricercato per l'omicidio del 1998 nell'ex fabbrica della Wührer in città, quando a colpi di pistola uccise un connazionale per questioni di droga. Deve scontare 21 anni di carcere. Tra i ricercati con pene alte risultano anche alcuni componenti della cupola nigeriana «Eiye» sradicata una decina di anni fa da una poderosa indagine della squadra Mobile di Brescia, sotto la guida del sostituto procuratore Paolo Savio, poi tornata agli onori delle cronache più recentemente per un secondo troncone. Primo gruppo criminale straniero a cui sia stata contesta l’associazione di stampo mafioso. Latitante anche Chaanbi Mootaz, condannato dalla corte d’Assise lo scorso 26 giugno a 30 anni di carcere per aver ucciso la moglie Daniela Bani a Palazzolo sull’Oglio il 22 settembre 2014. Quello stesso giorno, dopo l’omicidio, si imbarcò su un volo per la Tunisia, e non è più tornato. Depennato dalla lista Ljubisa «Manolo» Vrbanovic, autore della strage nella villetta di Torchiera a Pontevico nell’agosto del 1990. È morto nell’ospedale carcerario di Belgrado. Così dice un certificato serbo.

Paola Buizza
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