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19.06.2017

Piazza Loggia,
a Roma per
trovare la verità

Ore decisive per chi attende giustizia sulla Strage FOTOLIVE
Ore decisive per chi attende giustizia sulla Strage FOTOLIVE

Ci sono quanti, non pochi domani potrebbero avere la risposta che chiedono da 43 anni. E dalla parte opposta ci sono invece coloro che ritengono che la verità sulla Strage sia da cercare altrove. Di certo per la giustizia italiana quella di domani è una giornata importantissima. La Corte di Cassazione è chiamata nuovamente a pronunciarsi sulla strage di piazza della Loggia. Sui ricorsi presentati dagli avvocati di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte che nel secondo processo d’appello sono stati condannati all’ergastolo. Non è escluso che alla sentenza si arrivi il 21 giugno. In ogni caso domani, dopo altri quattro processi, in Cassazione si tornerà a parlare dell’eccidio che il 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì più di cento. Si tratta del quinto processo della quinta istruttoria. In primo grado tutti gli imputati vennero assolti. Lo stesso avvenne nel primo processo di secondo grado. Fu però quest’ultima, un’assoluzione in cui si crearono i presupposti per la pronuncia di terzo grado. Secondo la Cassazione, che si pronunciò nel 2014, disponendo un nuovo processo nei confronti, appunto, di Maurizio Tramonte e di Carlo Maria Maggi, non si sarebbe trattato di una «doppia conforme». Le due assoluzioni, quella di primo grado e quella di secondo grado non sarebbero state la conseguenza delle medesime valutazione. E aspetti rilevanti, secondo la Cassazione, sono emersi dalla rinnovazione dibattimentale in secondo grado. Questo con particolare riferimento all’esplosivo utilizzato per la strage. Si sarebbe trattato di gelignite, l’esplosivo di cui aveva parlato Carlo Digilio nella lunga serie di interrogatori e nell’incidente probatorio a cui era stato sottoposto. Gelignite, per l’accusa e per la Corte significava accreditare Digilio come attendibile. In primo grado infatti i periti avevano stabilito che si era trattato di tritolo. Così, nella primavera del 2015 si è arrivati al secondo processo d’appello, per Tramonte e Maggi, in questo caso davanti alla corte d’assise d’appello di Milano. E i magistrati milanesi hanno ritenuto colpevoli i due imputati condannandoli all’ergastolo.

PER DOMANI, 20 giugno è stato fissato il processo in Cassazione. Sono passati di fatto due anni dall’appello milanese nel corso dei quali sono stati depositate le motivazioni della sentenza di condanna. Difese e parti civili sono rimasti inattivi. I difensori hanno depositato i ricorsi con relative motivazioni. Ma le difese dopo i ricorsi dell’autunno scorso, hanno depositato anche motivi aggiunti, più recentemente. Poi ci sono state le parti civili la cui linea è stata elaborata nelle memorie, anch’esse depositate in tempi differenti. Si parlerà nel corso del secondo processo «romano» di quest’istruttoria, di Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in particolare con riferimento alla sentenza che riforma, con una decisione più sfavorevole all’imputato, la precedente sentenza. E quindi quanto previsto in sede di rinnovazione dibattimentale dalla Corte Europea. Ma verrà affrontato anche il tema del legittimo impedimento e quindi le condizioni di salute, di Carlo Maria Maggi, ad essere presente in aula, tra barriere architettoniche ed altro. Ma la mole di pagine, come sempre quando c’è di mezzo una vicenda come la strage di piazza Loggia, è anche in questo caso impressionante. E anche per questo sembra verosimile che la pronuncia possa arrivare mercoledì. Il processo è inoltre calendarizzato, domani, come il quinto. E dopo 43 anni lunghissimi d’attesa, ma anche in una situazione in cui l’eventuale pena sarebbe il carcere a vita, il fatto che siano due e non uno, i giorni «più lunghi», può starci ampiamente.

Mario Pari
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