CHIUDI
CHIUDI

23.01.2019

Qualità dell’aria,
Brescia la peggiore
d’Italia

Donne con bambini con mascherine anti smog
Donne con bambini con mascherine anti smog

Dopo l’Ispra arriva la sentenza di Legambiente, che non è meno pesante. Istituto di ricerca che vai batosta che incontri, insomma. Anche il report «Mald’aria 2019» di Legambiente mette Brescia nella stessa scomoda posizione in cui l’aveva messa l’Ispra. Facendo indossare alla Leonessa la maglia nera di città più inquinata d’Italia. Maglia della quale la Loggia si era parzialmente spogliata, smontando i risultati dello studio dell’Ispra che aveva elaborato i dati sulla centralina della sola Rezzato. Ma quella è una centralina «messa in un punto particolarmente inquinato per testare una situazione estrema», aveva detto Del Bono. E la questione si era chiusa, non senza una telefonata risentita del sindaco al direttore dell’istituto. Ma ora arrivano nuovi dati, cambia la centralina ma non cambia la condanna. E la maglia nera Brescia se la ritrova addosso. Con la differenza però che qui a spingere la città al top nazionale è un mix di fattori inquinati: le Pm 10 e l’ozono. L’aria di Brescia è la più sporca se si prendono in considerazione questi inquinati in coppia. E tra i due il principale responsabile della pessima performance ambientale è l’ozono. Per concentrazioni di ozono Brescia e Genova stracciano tutti. Mentre nelle polveri sottili ci sono otto capoluoghi che fa peggio: Avellino, Torino, Cremona eccetera. La top ten di «Mald’aria» non lascia dubbi su dove in Italia si respiri peggio: in Lombardia. A Brescia parte i distinguo - peggiora nell’ozono, migliora nelle Pm10 - preoccupa il confronto con il 2017. Era 13esima in Italia, e non c’era da brindare, ma almeno non era maglia nera. Registrava 86 giorni oltre i livelli di legge per polveri e ozono, nel 2018 i superi sono saliti a 150. Quasi il doppio!

UN ANNO PESSIMO per i polmoni, il 2018: «Analizzando le classifiche, si evince come l’intero bacino padano sia soffocato dallo smog» recita una nota di Legambiente. Ma anche il resto del Paese non se la passa benissimo: nelle città italiane l’aria è spesso irrespirabile, per il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie, le pratiche agricole. L’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato: se ne contano 38 milioni e soddisfano il 65,3 per cento degli spostamenti. Non è un caso che l’Italia nel 2018 sia stata deferita alla Corte di giustizia europea per le procedure di infrazione per qualità dell’aria, deferimento che costerà multe salate. «Eppure per uscire da questa emergenza gli strumenti ci sarebbero - spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - Ogni città dovrebbe adottare dei Pums (Piani Urbani di Mobilità Sostenibile) ambiziosi. Il governo dovrebbe finanziare i progetti davvero utili per mettere in campo questa rivoluzione e allo stesso tempo dovrebbe destinare più risorse per incentivare davvero la mobilità sostenibile». Brescia del Pums si è dotata, così come continua ad implementare il trasporto pubblico, mettendo al contempo in campo interventi di dissuasione del traffico privato. Da un lato il progetto del Tram che è a Roma per ricevere i finanziamenti statali dall’altro con restrizioni delle strade e incentivazione della ciclopedonalità. Ogni anno in Europa, stando ai dati dell’Agenzia Europea per l’ambiente, sono oltre 422 mila le morti premature legate all’inquinamento atmosferico e l’Italia si colloca tra i Paesi europei peggiori, con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600 nel solo 2015.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1