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23.01.2019

Rapimento
Giacomini le verità
da Villanuova

Di nuovo sulla scena del sequestro, nel luogo dove è rimasto in trappola per due giorni: Mirko Giacomini ieri mattina è tornato a Castello di Villanuova, accompagnato dal pubblico ministero Roberta Panico, dai carabinieri di Gavardo guidati dal maresciallo Francesco Santonicola e dai colleghi della Sezione investigazioni scientifiche.

DI NUOVO nel sottotetto della palazzina dove abita Angela Insonni, l'ex moglie di Abdelouahed Haida, il rapitore di Giacomini: lo aveva prelevato sotto casa, in via Schiave a Gavardo, puntandogli una pistola addosso (solo in un secondo momento si scoprirà che era una scacciacani). La stessa utilizzata per sequestrare Daniele Stucchi, all'uscita dal turno di lavoro alla Saf di Muscoline, complice obbligato (con un'arma puntata addosso) di quella folle notte. Il pm Panico ha voluto verificare come mai Giacomini non abbia provato a fuggire, nonostante fosse rimasto da solo in più di un'occasione. Il motivo: in quel sottotetto si può entrare solo da una «botola» che però si apre solo dall'esterno. Il sopralluogo è durato circa un'ora: i carabinieri hanno fotografato e ripreso le pertinenze del condominio, sono saliti e scesi dal tetto e appunto dal sottoscala. «Siamo arrivati qui di notte, dopo aver camminato nei boschi tra sentieri e scarpate - ha raccontato Giacomini -. Mi ha portato sul retro, ha scavalcato il cancello e poi mi ha aperto. Avevo paura perché mi puntava la pistola, pensavo che se fossi scappato, lui avrebbe sparato». Una volta dentro, l'incubo continua. «Non riuscivo ad accorgermi dello scorrere del tempo. Abbiamo dormito qui, al freddo, facevamo i bisogni sul muro. Ogni tanto lui usciva, andava a riempire una bottiglietta d'acqua, forse nei lavandini di uno spazio comune», ha ricordato. Poi la svolta. «Finalmente mi ha fatto scendere di sotto, siamo arrivati davanti alla porta di Angela. È lei che ha aperto, forse sentendo dei rumori: lui l'ha subito braccata, con la pistola in mano, ci ha fatto entrare e poi ha preso le sigarette, perché voleva fumare», ha detto ancora. Il resto è storia nota: nella successiva colluttazione partono dei colpi di pistola, fortunatamente a salve. Nel trambusto Insonni riesce a chiamare aiuto, ad allertare i carabinieri. I militari intavolano una trattativa a distanza con il rapitore, che alla fine si arrende e viene arrestato. «La cosa assurda - ha concluso Giacomini - è che a lei manco ci pensavo più, non ci vedevamo da un mese. Eppure lui era convinto che tra noi ci fosse qualcosa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Gatta
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