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12.03.2019

Recovery.net,
il welfare
è in azione

La presentazione di «Recovery.net» che vede capofila gli Spedali Civili con associazioni e altre realtà
La presentazione di «Recovery.net» che vede capofila gli Spedali Civili con associazioni e altre realtà

«Mi piace pensare a nuove opportunità per i pazienti, non rinchiusi fra le mura di un Centro psico sociale, ma integrati nella città: facendo sport, impegnandosi nelle associazioni, confrontandosi con gli utenti di altre realtà, chiacchierando con il negoziante di quartiere: la salute mentale si può fare anche così».

CIÒ CHE DEBORA immagina con lungimiranza - da attenta osservatrice, oltre che utente del secondo Cps – sta per diventare realtà. Grazie al progetto «Recovery.net – laboratori per una psichiatria di comunità», che ha vinto il bando “Welfare in azione” di Fondazione Cariplo, le risposte offerte nell’ambito della salute mentale sul territorio sono destinate a mutare di segno: innanzitutto perché nel percorso di cura non verranno coinvolti solo i servizi, ma la stessa comunità locale con le sue potenzialità di inclusione; in secondo luogo perché chi fa esperienza della malattia mentale diverrà protagonista del proprio percorso di cura, in un’ottica di responsabilizzazione, in modo che nessuna risorsa individuale vada perduta. «È bello avere possibilità di scelta – spiega Debora -, ma per farlo bisogna pescare nel territorio, e non far capo solo al servizio di salute mentale: finché quest’ultimo ti risolve i problemi, non ti sentirai mai davvero responsabile della tua vita». Da qui parte il progetto triennale formalizzato lo scorso ottobre, che vale 1,5 milioni di euro di cui 980 mila finanziati dal bando Cariplo, 230 mila da coprire con raccolta fondi e le quote restanti assicurate dal partenariato che ha dato vita all’iniziativa: capofila sono gli Spedali Civili (è la prima volta che un progetto coordinato da un ente pubblico vince un bando Cariplo) in collaborazione con realtà pubbliche, mondo della cooperazione e associazionismo. L’iniziativa interesserà tre aree della Lombardia orientale: Brescia e Montichiari, Castiglione delle Stiviere e la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza-REMS di Mantova, per un numero complessivo di pazienti con piani individualizzati che viaggerà dai 90 ai 160. «Fare psichiatria di comunità significa corresponsabilizzare utenti, familiari, servizi e lo stesso territorio, grazie alla fitta rete di collaborazioni avviate», riflette Antonio Vita, direttore del Dipartimento salute mentale Spedali Civili, affiancato da Fabio Lucchi, psichiatra del secondo CPS, e Annamaria Indelicato, direttore socio sanitario Spedali Civili. Si costruiranno pratiche innovative calando i percorsi di cura nella dimensione della comunità locale, con l’obiettivo condiviso della «recovery», ovvero la «ripresa» di ciascun utente verso nuove opportunità di vita.

IL PROGETTO guarda anche alla sostenibilità: oggi il 70 per cento delle risorse sono investite nella residenzialità, l’obiettivo è spostare invece il fulcro delle azioni verso il territorio. «La psichiatria anticipa scenari che in futuro saranno trasversali a tutti gli ambiti della cura – sottolinea il direttore generale degli Spedali Civili, Marco Trivelli -. Con l’indebolimento delle reti sociali di sostegno che oggi garantiscono l’assistenza e l’incremento dei bisogni della cronicità sarà fondamentale riuscire a ricreare un tessuto comunitario di relazioni, che sappia accogliere la persona, renderla protagonista del proprio progetto di cura, far fiorire potenzialità e occasioni». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lisa Cesco
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