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13.10.2017

Referendum,
dai sindaci un
«Sì» con riserva

Sindaci e referendum
Sindaci e referendum

Si poteva evitare, e forse sarebbe stato meglio, ma ora che il referendum lombardo per l’autonomia c’è, si va a votare Sì. Con la consapevolezza che la Catalogna e l’indipendenza non c’entrano proprio nulla, e che tutto si svolge nel solco della Carta costituzionale. I sindaci bresciani di ogni schieramento la pensano pressoché allo stesso modo. Qualche differenza si nota appena sulla scelta dello strumento referendario, per qualcuno dettata dalla propaganda, per altri arma spuntata a rischio di scarsa affluenza, per altri ancora via obbligata dopo cinque anni senza negoziato con il Governo. Con più o meno distinguo, in ogni caso, il «Sì» è d’obbligo per tutti. A partire dal presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli. «Dal 2016 abbiamo condiviso con i sindaci capoluogo di provincia la richiesta al Governo di aprire un negoziato con Regione Lombardia in base al terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione – dice il presidente del Broletto -. Coerentemente con questo, nonostante un referendum inutile ed evitabile condivido la richiesta». Con la postilla che «non c’è nessun rischio secessionista ma solo la possibilità di riconoscere maggiore autonomia su infrastrutture, ambiente e trasporti a chi è nelle condizioni di esercitarla». Si va a votare, insomma, ma «un negoziato con Roma, forti dell’appoggio dei sindaci», per Mottinelli sarebbe stato più efficace. Poteva esserlo, «se si fosse fatto cinque anni fa», precisa il sindaco di Sirmione Alessandro Mattinzoli (Fi). «Il Consiglio regionale era pronto alla trattativa – sottolinea -, mentre adesso ci esponiamo al rischio di una partecipazione non massiccia». Ma la trattativa non c’è stata, e va bene così. «Certo, i soldi potevano essere spesi meglio – aggiunge -, ma se si ottiene il risultato l’investimento avrà prodotto utili». Fuori di ogni dubbio, invece, è che la richiesta di maggiore autonomia sia sacrosanta. Autonomia «non per avere una Lombardia egoista – precisa il sindaco di Sirmione -, ma perché le maggiori risorse investite qui creino effetti di emulazione in altre Regioni e si inneschi un sistema virtuoso». Va a votare «Sì» il primo cittadino di Montichiari Mario Fraccaro, a capo di una Giunta di centrosinistra. Tuttavia, «una strada così costosa e propagandistica si poteva evitare – dice -, visto che il Parlamento è alle ultime battute». Le ragioni di merito non si discutono, eppure anche per lui «una delibera del Consiglio regionale avrebbe avuto gli stessi effetti, se non la medesima visibilità mediatica». Unico ancora indeciso se andare alle urne o meno, è il sindaco di Palazzolo Gabriele Zanni, di centrosinistra pure lui. «Il quesito di per sé merita risposta positiva ma ho dubbi su utilità e tempi – sottolinea -, né si capisce in cosa consista l’autonomia chiesta, in quali settori e con quali risorse esercitarla». Più efficace sarebbe stato un negoziato, anziché un quesito «formulato in modo smaccatamente propagandistico e a rischio di essere depotenziato dalla scarsa affluenza». Dunque, «deciderò domenica 22». Dai grandi ai piccoli comuni, il sindaco di Pavone Mella Maria Teresa Vivaldini (centrodestra) andrà a depositare nell’urna un «Sì» deciso. «Non voglio l’indipendenza ma uno Stato federale con maggiori competenze e adeguate risorse alle Regioni – precisa -. I miei cittadini lavorano tanto e non possono avere i soldi per strade, scuole, Rsa a causa di un Governo che trattiene troppo». Vivaldini non pretende tutto, perché «altre Regioni che non riescono a raggiungere l’eccellenza della Lombardia vanno aiutate». Tuttavia «versiamo 54 milioni allo Stato, è giusto che ci ritorni qualcosa».

PURE RICCARDO Venchiarutti, sindaco di centrosinistra di Iseo, confessa che andrà a votare Sì. «Con la specifica – aggiunge -, che si poteva anche non arrivare al referendum». Il giornalista-sindaco non ha certo dubbi sul quesito «chiaro e condivisibile», ma sullo strumento scelto per centrare l’obiettivo. Come il sindaco Pd di Lumezzane Matteo Zani che ricorda la possibilità non colta di «strumenti diretti per interloquire con il Governo e in maniera più efficace di un quesito che non dice nulla». Né si stupisce dello scarso coinvolgimento degli elettori, se «il mandato alla Giunta regionale per l’autonomia era stato il proclama politico di Maroni e per cinque anni non se n’è fatto niente». Sullo stesso tono è Massimo Vizzardi, a capo della Giunta di centrosinistra di Chiari. «Voglio una maggiore autonomia – dice – ma il centrodestra governa la Lombardia da 20 anni e non ha fatto niente, neanche quando aveva la stessa maggioranza a Roma».

Mimmo Varone
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