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18.06.2009

Referendum, tanti big nel Comitato del non voto


 Alcuni promotori del Comitato: da sinistra Manzoni, Balsamo,  Martinazzoli, Bragaglio e Groli FOTOLIVE
Alcuni promotori del Comitato: da sinistra Manzoni, Balsamo, Martinazzoli, Bragaglio e Groli FOTOLIVE

Ci sono gli onorevoli Paolo Corsini e Guido Galperti, ma anche tre consiglieri regionali (Gianmarco Quadrini, Dionigi Guindani, Arturo Squassina). E ancora l'ex vicepresidente della Regione Riccardo Marchioro, l'ex presidente della Provincia Andrea Lepidi, gli ex vicesindaci Giuseppe Onofri e Luigi Morgano, il segretario della Cgil Marco Fenaroli, notai, sindaci, avvocati, presidi, politici. Nasce con autorevoli sottoscrittori il Comitato bresciano per l'astensione al voto referendario, promosso da Claudio Bragaglio e Federico Manzoni del Pd (c'è l'adesione di A Sinistra). Comitato che ha organizzato ieri l'incontro con un testimonial importante, Mino Martinazzoli, alla presenza di Gianantonio Girelli, membro dell'esecutivo regionale Pd, e Gianbattista Groli, neo sindaco di Castenedolo.
«LA BUONA NOTIZIA - ha detto Martinazzoli rimarcando la difficoltà del Pd nel trovare posizioni comuni sui grandi temi (la segreteria nazionale sponsorizza il voto per il sì) - è che non si raggiungerà il quorum. Gli italiani dovrebbero decidere qual è il senso della consultazione referendaria ed evitare queste stravaganti operazioni di ortopedia costituzionale». Sarebbe un bene, aggiunge, se «potessero abrogare la legge elettorale ma la Corte si è espressa in passato dichiarando inammissibile un referendum che stralciasse un elemento tanto decisivo per la nostra Costituzione». Dunque si è costretti a procedere con operazioni che Martinazzoli definisce «rudimentali». E smonta punto per punto le tesi dei referendari.
In primis, «siamo già di fatto in una condizione di bipartitismo e ad ogni modo il bipartitismo appartiene alla politica, non può essere introdotto da uno schema rigido come quello della legge elettorale». Per «addomesticare i piccoli partitii, poi, basterebbero i regolamenti; penso a quello antico sulla costituzione dei gruppi, che dovevano essere composti da almeno 20 deputati e 10 senatori». Ancora, se passasse il referendum, la legge sarebbe secondo l'ex senatore ancora più «faziosa». Un esempio: «Il Pdl da solo con il 35 per cento dei voti avrebbe il 55 per cento dei parlamentari. Sommando il 10 per cento della Lega, si creerebbe una maggioranza tale da poter persino modificare la Costituzione con i due terzi dei voti senza nemmeno ascoltare la minoranza».
Insomma, ci sono tutte le ragioni per «non partecipare alla formazione dell'eventuale quorum». Certo, il terzo quesito, quello che abolisce le candidature multiple, è in sè positivo ma c'è il rischio concreto che non tutti comprendano i meccanismi di rigetto delle schede e «non mi sembra il caso - incalza Martinazzoli - di scomodare gli italiani per così poco». Altra è la questione del significato dell'istituto referendario che funziona solo se «appartiene al popolo, non alla politica». Come ha dimostrato il successo delle consultazioni sui grandi temi: divorzio, aborto, procreazione assistita.
IL COMITATO promuove dunque l'astensione perché - sostiene Manzoni - «non è onesto intellettualmente dire che questo referendum cancellerà la legge porcata. Semplicemente verrebbe alterato il meccanismo del premio di maggioranza, senza intervenire su aspetti più censurabili, penso alle liste bloccate».
Natalia Danesi

Natalia Danesi
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