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15.06.2017

Resistenza
Lgbt, l’«icona»
Nabasegera
a Brescia

La presentazione con Kasha Jacqueline Nabasegera, attivista Lgbt
La presentazione con Kasha Jacqueline Nabasegera, attivista Lgbt

«Un incontro sull’Africa, sui diritti umani, sull’omofobia, sulle responsabilità e ambiguità dell’Occidente, assieme a tre prestigiose riviste missionarie: per unire il mondo. Un incontro costruito assieme a pare Mario Menin dei saveriani di Brescia, sostenuto dalla Fondazione Asm, con il patrocinio della Provincia e l’appoggio di Arci e Amnesty International: questo significa unire la città».

È per questo che Manuela Fazia, presidentessa del Comitato Brescia Pride è orgogliosa dell’iniziativa di questa sera, una delle più importanti del percorso del Comitato: «Il nostro obiettivo è sempre stato quello di costruire ponti e questo appuntamento dimostra che ci siamo davvero riusciti, dal momento che abbiamo con noi anche dei religiosi della nostra città e non solo».

I relatori infatti saranno padre Mario Menin, direttore di Missione Oggi, padre Efrem Tresoldi direttore di Nigrizia e Marco Trovato, direttore editoriale di Africa, una rivista che proprio un anno fa dedicò la copertina e un reportage dall’Uganda a Kasha Jacqueline Nabasegera, attivista lesbica ugandese che a Brescia è venuta altre volte grazie alla relazione di amicizia con l’associazione Pianeta Viola; testimonierà che cosa vuol dire essere lesbica in Uganda dove «rischi la vita o il carcere semplicemente per quello che sei», ha raccontato nella conferenza stampa di presentazione nella sala della Provincia. Nabasegera è un’icona della resistenza Lgbt: il suo volto è stato anche ritratto su una copertina del Time e ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui il premio Right Livelihood Award ricevuto nel 2015 insieme a Gino Strada, una sorta di Nobel alternativo per la pace.

L’appuntamento è alle 21 alla Chiesa di San Giorgio, in vicolo San Giorgio in centro città. «È un incontro importante anche per la presenza di religiosi cristiani, che testimoniano come pure certi organismi tradizionali possono mettersi in moto per un cambiamento inclusivo», ha commentato Francesco Temporin, vice presidente di Arci provinciale.

Irene Panighetti
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