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23.02.2019

Riforma della maturità: mille studenti in piazza

Mary AnsahOltre mille  studenti si sono ritrovati in piazzale Arnaldo  e hanno sfilato fino in piazza Paolo VI  FOTOLIVEMorgana GnuttiEmma CaropresoRosa CosentiniGiacomo BallarinMenatalla El FakharanySofia SembeniDaniela IonitaMatteo HernandezLuigi Bazoli
Mary AnsahOltre mille studenti si sono ritrovati in piazzale Arnaldo e hanno sfilato fino in piazza Paolo VI FOTOLIVEMorgana GnuttiEmma CaropresoRosa CosentiniGiacomo BallarinMenatalla El FakharanySofia SembeniDaniela IonitaMatteo HernandezLuigi Bazoli

Una settimana nata e conclusa sotto il segno della protesta contro la nuova maturità. Lunedì hanno alzato la voce gli insegnanti, ieri è toccato agli studenti: oltre un migliaio i giovani bresciani in corteo da piazzale Arnaldo a piazza Paolo VI per esprimere disappunto «verso la mancanza di considerazione e dialogo dimostrata dal Governo e culminata con lo stravolgimento dell’esame di stato». STUDENTI che vogliono essere ascoltati, contare nelle scelte scolastiche, avere qualche certezza per il futuro, come ha ripetuto più volte Morgana Gnutti, che frequenta la IV al Fortuny: «Non è corretto che a metà febbraio ci cambino le carte in tavola, perché così ci rendono ancora più insicuri, già non abbiamo nessuna sicurezza verso il nostro domani». «È una riforma ingiusta, che ha trasformato l’esame orale in uno show, non è così che si formano i cittadini del futuro, quali noi saremo», ha aggiunto Luigi Bazoli, in III al Corpernico. «È una questione di rispetto del nostro studio fino ad oggi – ha precisato Daniela Ionita, maturanda del liceo De Andrè che specifica – non siamo contro l’esame di maturità in sé, ma contro queste modalità e tempistiche». Ionita è della Consulta provinciale degli studenti, una delle realtà che, insieme ai rappresentanti di istituto e ad altre associazioni studentesche come Federazione degli studenti (che fa parte del Forum delle associazioni studentesche riconosciuto dal Miur), ha animato la protesta di ieri mattina, nata sotto il segno dei tempi: le realtà studentesche sono gruppi «codificati», cioè riconosciuti dalle istituzioni, lontani dai partiti. Non è mancata la radicalità del Kollettivo studenti in lotta, ma per la maggior parte, in piazza, hanno manifestato adolescenti senza alcuna appartenenza politica. Una protesta ripresa con i loro smartphone e postata sul web in tempo reale. «Durante il nostro percorso di studi tentiamo di impegnarci a fondo e in cambio riceviamo dal Ministero queste pagliacciate delle tre buste? - ha spiegato Matteo Hernandez, vicepresidente della Consulta e uno dei leader del corteo di ieri – invece di condividere con le scelte importanti o la didattica, il Miur ci dice, come abbiamo scritto sullo striscione: “amore, ho un ritardo”...non è serio». Ironiche le scritte dei cartelli retti dagli studenti, come «premio comicità al Miur». Il corteo, dopo aver sfilato per le vie della città, è arrivato in piazza Paolo VI dove ci sono stati alcuni interventi dei partecipanti. Ma la protesta non finisce qui: «Spero che oggi sia solo l’inizio di un cammino di partecipazione», si è augurata Sofia Sembeni, che all’esame di maturità arriverà tra qualche anno ma che ha voluto esserci «in solidarietà con chi è in quinta e per dire la mia». ANCHE Menatalla Elfakharany, alunna di III all’Abba-Ballini, era in corteo «contro questo esame troppo difficile». Pure Giacomo Ballarin, di IV al Gambara, sebbene non si confronterà subito con l’esame, era presente: « Non è possibile che a febbraio ci siano ancora così tante incertezze verso un appuntamento importante fissato tra pochi mesi». «Dobbiamo fare un esame e ancora non sappiamo come prepararci...questo ci mette in ansia e ci fa sentire cavie di laboratorio», ha aggiunto Emma Caropreso, studentessa di V al Foppa, arrivata con amiche di altre scuole e di classi inferiori, come Mery Ansah, dello Sraffa, che manifestava anche «per la vicenda dell’alternanza scuola-lavoro: non possono toglierla, per chi frequenta una scuola professionale è importante». Dello stesso parere Rosa Cosentina, sempre di III allo Sraffa: «Avrei voluto fare formazione con i bambini, invece mi tolgono l’opportunità: non mi va bene». •

Irene Panighetti
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