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19.01.2019

«Rimborsopoli», condanne per 7 bresciani

Il «Pirellone» sede della Regione Lombardia: si è concluso il processo a ex assessori ed ex consiglieri
Il «Pirellone» sede della Regione Lombardia: si è concluso il processo a ex assessori ed ex consiglieri

Il processo, in tribunale a Milano, si è concluso con 52 condanne e cinque assoluzioni. La vicenda giudiziaria è passata alle cronache come «Spese pazze» o «Rimborsopoli» ed erano coinvolti ex assessori o ex consiglieri, tranne un caso della Regione Lombardia. TRA COLORO che sono stati condannati anche sette amministratori pubblici bresciani. Pierluigi Toscani è stato condannato a un anno e otto mesi, Gianmarco Quadrini a due anni, Monica Rizzi a due anni e due mesi, Alessandro Marelli a un anno e otto mesi, Margherita Peroni a un anno e otto mesi, Vanni Ligasacchi a un anno e cinque mesi, Enio Moretti a due anni e nove mesi. Le pene fino a due anni sono sospese e alcuni avvocati hanno già annunciato il ricorso in appello. Le pene, per i 52 imputati condannati sono comprese tra un anno e cinque mesi e quattro anni e otto mesi. Tra le condanne due anni e sei mesi per Renzo Bossi, figlio di Umberto e un anno e 8 mesi per Nicole Minetti. I giudici hanno considerato irregolari rimborsi ottenuti tra il 2008 e il 2012 e per questo hanno riconosciuto il reato di peculato. «Le sentenze si rispettano, anche se anticipo che faremo certamente appello. Le norme sui rimborsi per i consiglieri regionali sono incomplete e scritte male, occorre un intervento del legislatore che uniformi i trattamenti e non lasci ai singoli giudici la possibilità di interpretare a piacimento, in assenza dei vincoli normativi necessari per una condanna penale»», ha commentato l’avvocato Domenico Aiello, difensore di sei esponenti della Lega che hanno già risarcito il danno. «Pur non giustificando casi eclatanti - ha proseguito in una nota il legale -, non è possibile assistere a condanne in taluni casi, e assoluzioni per le medesime contestazioni, o peggio archiviazioni, a seconda delle epoche e degli schieramenti politici». «Un ordinamento giuridico è maturo ed evoluto - sono le considerazioni di Aiello - quando si migliora e corregge evidenti lacune normative o mancate previsioni di tassatività, specie se sono in gioco principi costituzionali come l’eguaglianza del cittadino di fronte alla legge penale». DURANTE IL PROCESSO il pm Paolo Filippini aveva spiegato che le attenuanti generiche andavano concesse alla maggior parte degli imputati per la restituzione «più o meno volontaria». ll pm, che aveva parlato di «incoerenza delle spese» e della mancanza di qualsiasi giustificativo adeguato alle norme della pubblica amministrazione, aveva sottolineato come gli incontri di sera, una delle voci di spesa frequenti, «non sono istituzionali». Inoltre aveva aggiunto, che i «banchetti» serali con più persone «sono tutte esigenze di partito» e non istituzionali. Gli imputati che sono stati assolti sono: Davide Boni, Romano Colozzi, Daniel Luca Ferrazzi, Carlo Maccari, Massimo Ponzoni. Ora i legali attendono di conoscere le motivazioni della sentenza letta ieri in tribunale a Milano per poi procedere con l’appello. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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