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03.01.2018

Salti di corsia e tamponamenti: a uccidere è la «disattenzione»

L’incidente del luglio 2015 in cui persero la vita un camionista e due insegnanti brescianeNel marzo 2016 un tir sbanda e sbatte contro un minibus e altre due auto: quattro morti e 5 feriti
L’incidente del luglio 2015 in cui persero la vita un camionista e due insegnanti brescianeNel marzo 2016 un tir sbanda e sbatte contro un minibus e altre due auto: quattro morti e 5 feriti

Giuseppe Spatola A percorrerla così, con il sole e senza nebbia, si ha la sensazione di essere su una strada sicura, senza evidenti pericoli né tratti eccessivamente «a rischio». Eppure il tratto di A21 compreso fra Brescia e Cremona è statisticamente fra quelli più esposti al rischio di uscite di strada, salti di corsia e tamponamenti della rete autostradale del Centro Nord. A confermarlo è una indagine del ministero delle Infrastrutture che ha chiarito come all’origine dell’alta incidentalità del tratto autostradale non c’è la sola infrastruttura (un lungo rettilinea o tre e due corsie senza particolari zone pericolose) ma il «mero fattore psicologico» per cui gli automobilisti consapevoli della strada «dritta» non tengono alta l’attenzione. Del resto il tratto di A21 tra Piacenza a Brescia è di fatto il naturale raccordo fra l’A4 e l’A1, due autostrade ad altissima densità di traffico e chi esce da questi due tronconi, stando agli esperti, avrebbe un calo di attenzione condizionato dalla morfologia dell’A21, generalmente più tranquilla e dall’andamento scorrevole. Chiaro quanto lo sono le statistiche che hanno dato solo un teorico senso al numero alto di incidenti rilevati sulla tratta bresciano-piacentina che corre lungo 52 chilometri di asfalto prima di imboccare la via per Torino e le Langhe. Statistiche alla mano, il punto più pericoloso è localizzato in località «Dossi», poco prima del casello di Pontevico, dove si sono registrati nel periodo preso in esame dalla ricerca (gli ultimi dieci anni), tre morti e decine di uscite di strada. A rischio è pure il tratto fra Manerbio e Pontevico, teatro, prima della strage del marzo 2016 con 4 morti, di due incidenti mortali. Appena oltre il confine cremonese, i due chilometri a cavallo del casello di San Felice sono altro punto «maledetto». Prima dell’inferno di ieri sulla A 21 l’incidente peggiore si era verificato appunto il 6 marzo del 2016, con quattro persone a bordo del pulmino della band «Tony Mac Music Show», specializzata in concerti per matrimoni e feste di piazza, morte. La banda era stata impegnata in una tournee in Val di Sole, in Trentino, e si era messa in viaggio per il ritorno a casa, imboccando la Brescia-Torino fino al tragico impatto con un tir al km 226. NEL LUGLIO del 2015, invece, in un pauroso tamponamento persero la vita un camionista e due insegnanti bresciane. Più recentemente, lo scorso luglio, una bambina di appena 3 anni è morta in direzione Piacenza, all'altezza di Porzano di Leno. La bimba era seduta sul seggiolino posto sul sedile posteriore dell'auto guidata dal padre quando la vettura è uscita di strada andando ad incastrarsi sotto un camion fermo in un'area di sosta. Pochi mesi prima due ragazze genovesi, di 23 e 26 anni, erano rimaste coinvolte in un tragico incidente all’altezza di Piacenza (direzione Brescia) su una Punto rossa che è stata violentemente tamponata da due mezzi che stavano sopraggiungendo. Per una delle due, la ventitreenne, Anna Parodi, non c’è stato nulla da fare. L’altra genovese, Valentina Schenone, è stata accompagnata all’ospedale in condizioni disperate. Come dire che la A-21 rimane altamente a rischio e che alla base della maggior parte degli incidenti c’è la distrazione ma anche l’alta velocità dove non ci sono Tutor e la Polizia Stradale non può coprire e controllare 24 ore su 24 l’intera tratta. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

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