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16.02.2018

San Faustino, maxi
festa. La fiera
baciata dal sole

Un ininterrotto fiume di persone lungo i tre chilometri di bancarelle ha scandito la Fiera di San Faustino edizione 2018. Saranno stati ancora 250 mila? Difficile dire. Certo è che i mezzi pubblici hanno portato meno passeggeri dell’anno scorso, con un calo dovuto soprattutto alla metro. La differenza, tuttavia, sembra averla fatta l’afflusso più regolare e continuo, senza picchi e senza pause, che alla fine ha permesso di passeggiare quasi comodi lungo le vie della kermesse, a parte le resse obbligate nelle solite strettoie. Anzi, per il sindaco Emilio Del Bono è il dato distintivo di questa edizione. «Anche dopo le 18 la gente era tantissima – dice –, i bresciani si sono distribuiti molto bene durante la giornata e la mia impressione è che siano stati persino più dell’anno scorso, se penso anche ai tantissimi, 42 mila solo mercoledì sera, che sono saliti in Castello per CidneOn». I numeri forniti da Brescia Mobilità dicono che i passeggeri saliti ieri sui mezzi pubblici oscillano tra i 210 e i 225 mila rispetto al 250 mila di un anno fa. I bus da soli, con un servizio pressoché triplicato rispetto al giorno festivo e molto simile al feriale natalizio, hanno portato tra le 100 e le 110 mila persone, vale a dire circa 30 mila in più rispetto a una qualsiasi giornata lavorativa a scuole chiuse. La metro, che di solito fa 45 mila passeggeri al giorno, è arrivata a circa 115 mila, mentre nel 2017 aveva raggiunto quota 140 mila. Non si è ripetuto l’exploit dell’anno scorso, dunque, ma dall’avvento della metropolitana i numeri della Fiera non scendono mai sotto quota 200 mila. A complicare le cose, quest’anno, sono stati di certo il lungo ponte con le scuole chiuse da inizio settimana e tanta neve in montagna, che hanno dirottato molti bresciani verso mete vacanziere. Era abbastanza inevitabile. «Vede il banco di fronte? L’anno scorso sono riuscita a vederlo solo dopo le 16 per il muro di gente che avevo davanti», esemplifica la signora di Pontoglio che vende biancheria intima in via San Faustino, tanto per dire che la ressa dell’anno scorso era proprio esagerata. Al di là delle cifre, tuttavia, la Fiera è stata una grande festa per tutti, anche per gli ambulanti che guardano i cassetti colmi di banconote e certificano ancora una volta l’uscita dalla crisi. Nessuno o quasi si lamenta, eppure i prezzi che praticano non sono proprio a buon mercato. Non si lagna nemmeno il venditore di libri, anzi conferma che «si vendono bene, classici e per bambini e ragazzi». Se vanno persino quelli non c’è proprio da lamentarsi, vien da pensare. Certo, per chi offre pentole, padelle e piastre della portentosa «pietra lavica» che cuoce di tutto e non manda odori, la concorrenza è estrema e sopravvive chi è davvero bravo. «La vendita c’è, ma siamo in tanti a proporre lo stesso prodotto», ammette con una certa mestizia Alice da Rimini, forse l’unica tra i 602 ambulanti a esordire a Brescia quest’anno. «I prezzi sono uguali ed equi – precisa – ma siamo in tanti e l’incasso è scarso qui come in tutte le altre fiere». Sarà, tuttavia il giovanotto pesarese che poco più in là propone gli stessi oggetti aiutato da un irrefrenabile imbonitore, a lamentarsi non ci pensa neanche e «bisogna saper vendere», avverte. Ben 543 delle bancarelle schierate lungo le vie della Fiera occupano il medesimo posto dell’anno scorso. E NESSUNO si lamenta. Vanno bene i costi del plateatico e pure quelli dell’energia, che «da qualche parte sono inferiori ma da altre più cari», come dice il milanese del food tra i suoi panini con porchetta. Lui per la verità, una lamentela ce l’ha, poiché non gli hanno lasciato tenere il camion frigorifero dietro il banco, nel punto più stretto di via San Faustino, e deve continuamente far la spola con via Foscolo, dove ha dovuto parcheggiarlo. Ma gli affari vanno molto bene, e fa buon viso a cattiva sorte. Il venditore di leccornie umbre e toscane che a gran voce attira clienti in via XXIV Maggio, invece, è uno dei 59 a cui è stato cambiato posto, e non fa i salti di gioia. «Sono stato per anni in via San Faustino – protesta -, stavolta in Comune hanno sbagliato e mi hanno messo qua». Sarà per quello che cerca di imporre la sua presenza a gran voce. Al contrario di Mario, che vende legumi e baccalà, contento degli incassi, della giornata, della gente. «Sono napoletano – dice con aria furba -, ma faccio base a Milano e non vengo mica da Napoli tutte le volte che c’è una fiera al Nord». I fieristi «puri» viaggiano in lungo e in largo, tutto l’anno. Non hanno banchi fissi né frequentano i mercati rionali. Uno di questi è il venditore di dolciumi di Flero, autorizzato da un Decreto ministeriale a non emettere scontrini, come chi vende caldarroste e palloncini. Col passare degli anni vedono le abitudini cambiare. Come sempre dalle 6 del mattino sono schierati al loro posto, ma ormai anche gli orari delle prime Messe sono meno antelucani e le vendite cominciano verso le 9. Mettono in conto tutto. Anzi, «magari ce ne fosse una al mese di fiere così». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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