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06.12.2017

Santa Maria delle
Grazie ritrova la
«grande bellezza»

Si possono finalmente ammirare i primi risultati dell’intervento di riqualificazione della Basilica e del Santuario di Santa Maria delle Grazie. L’intervento è stato avviato dalla Diocesi due anni fa come «opera segno» in occasione della beatificazione di Paolo VI, a cui fu particolarmente caro il Santuario. I restauri sono stati presentati ieri da monsignor Mario Piccinelli, da monsignor Federico Pellegrini, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Brescia, e dagli architetti Paola e Beniamino Dioni, responsabili dei cantieri. I lavori, che sono stati finanziati dalla Fondazione Cariplo e dalla Regione Lombardia, hanno riguardato la cappella di San Girolamo, la prima a sinistra della basilica (dove oggi è conservata la reliquia del beato Paolo VI), tutto l’apparato decorativo del Santuario, l’impianto elettrico che è stato messo a norma ed il salone del convento che si affaccia su via Calatafimi. Per illustrare quanto si è fatto finora fatto sono intervenuti l’architetto Marco Fasser, funzionario responsabile della Soprintendenza di Bergamo e Brescia, e i restauratori Corrado Pasotti, Monica Abeni e Massimiliano Lombardi. Il professor Valerio Terraroli ha fornito inoltre un approfondimento sugli aspetti architettonici del Santuario parlando di «Antonio Tagliaferri tra restauro e reinvenzione dell’antico», mentre lo storico dell’arte Sandro Guerrini ha portato alcune interessanti novità sui «Ricordi fiorentini in un’architettura bresciana del Cinquecento». Ogni restauro che si rispetti comincia con lo studio del monumento per conoscerne la storia, le trasformazioni subite nel corso del tempo, i restauri attuati in passato, perché è necessario avere ben chiaro su cosa si stanno per mettere le mani. Le ricerche condotte in questa occasione hanno portato a risultati decisamente interessanti, perché sono stati ritrovati i disegni progettuali di Antonio Tagliaferri a cui, a partire dal 1875, fu affidato il compito di ingrandire e dare maggior decoro al piccolo Santuario, costruito sull’antica chiesetta di S. Maria di Palazzolo. Tagliaferri recuperò spazi, eliminando i coretti e i portici limitrofi, realizzò una tribuna sopraelevata rispetto al presbiterio, fece collocare più in alto l’affresco della Natività e optò per una realizzazione in stile, rifacendosi a modelli del gotico fiorito di ambito fiorentino; fece inoltre un intervento totalizzante scegliendo personalmente tutti gli artisti che avrebbero dovuto collaborare con lui e progettando ogni elemento decorativo ed ogni suppellettile liturgica. Nel cantiere entrarono così i pittori Modesto Faustini e Cesare Bertolotti; Faustini dipinse, tra il 1878 e il 1884, i clipei e le lunette sulle arcate, le scene con la Visitazione e l’Annunciazione e il Coro angelico sulla parete di fondo.

UN PARTICOLARE curioso emerso nel corso del lavoro è un angelo, al quale il pittore ha dato il volto di suo figlio Arnaldo, come si è potuto ricavare da una scritta posta sotto l’immagine. Bertolotti intervenne invece dal 1895 al 1901 per completare l’opera di Faustini, lasciata interrotta per dissapori insorti con la direzione del Santuario. I dipinti di Bertolotti presentano oggi i maggiori problemi, perché l’artista, che non amava la pittura ad affresco, usò l’olio su una base di stucco; l’umidità delle pareti ha danneggiato gravemente lo strato pittorico e già negli anni ’20 ci fu un intervento, effettuato da Angelo Sala. L’auspicio è che si possano trovare nuove risorse per completare i lavori nella Basilica sulla splendida decorazione in stucco dorato d’inizio XVII secolo e sugli affreschi (sono ben 350 i medaglioni); poi potrebbero ritornare le pale del Moretto oggi ai Civici Musei: «Abbiamo stipulato una convenzione – dice Pellegrini – che scadrà nel 2021».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco De Leonardis
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