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01.10.2017

Scabbia e tubercolosi: è record tra i profughi nel Bresciano

Dalla tubercolosi alla scabbia: la mappa delle malattie «sbarcate» in Lombardia e in provincia di Brescia assieme ai «richiedenti asilo» ospitati nelle strutture accreditate dalla Prefettura negli ultimi mesi si è completata arrivando a contare tra i paesi «a rischio» anche il più sperduto villaggio prealpino della Vallecamonica al confine con la Valtellina.

I dati elaborati dalla Regione Lombardia con le Ats (pubblicati con il report sui migranti e l’accoglienza in Lombardia di inizio settembre) non lasciano dubbi nè permettono giustificazioni filosofico-politiche a un fenomeno che diventa sempre più preoccupante.

Secondo il report lombardo nel mese di luglio sono state effettuate 1.500 vaccinazioni, 1.615 test di Mantoux (tubercolosi), 722 controlli di secondo livello per la tubercolosi e 196 trattamenti anti scabbia. Il numero di prestazioni sanitarie erogate dalle Ats lombarde nel corso dello stesso mese a superato quota quattromila (4.033 per la precisione, 380 delle quali all’Ats di Brescia e 183 in quella Montana che comprende la Vallecamonica). In media significa che ogni giorno ospedali e Ats del territorio accudiscono almeno 130 profughi accolti nei centri della regione, un valore significativo rispetto ai flussi evidenziati; i costi, naturalmente, sono sostenuti dall’intera comunità. In questo senso la Ats di Brescia è quella con la maggior percentuale di interventi per scabbia (il 13,2 per cento degli interventi in Lombardia, al secondo posto l’Ats di Pavia con 12,3). Quella della Brianza è invece la prima per tubercolosi (il 25,3 per cento, contro il 15 di Brescia) e le vaccinazioni rappresentano il 48 per cento delle prestazioni erogate a Sondrio e in Valcamonica (l’Ats della montagna è seguita da quella della Val Padana con il 44,8 per cento).

«LA REGIONE Lombardia in materia di immigrazione fa tutto quanto di propria competenza - sottolinea l’assessore alla Sicurezza Simona Bordonali -. Anzi, è lo Stato centrale che ci deve dei soldi. Garantiamo controlli igienico sanitari agli immigrati che arrivano, nell'ottica di tutelare la salute dei lombardi, e all'interno delle strutture di accoglienza. Grazie al lavoro dell’ assessore Gallera e di tutti gli operatori delle Ats, l'attività si è sempre svolta in maniera puntuale con tutte le visite necessarie per verificare la presenza di patologie infettive come la Tbc o la scabbia. Il fatto che possano arrivare sul territorio lombardo migranti portatori di malattie conferma definitivamente come il Governo italiano sia allo sbando nel gestire, o meglio non gestire, la questione relativa all'immigrazione. Purtroppo i problemi si riversano poi sul territorio».

Secondo l’assessore (e la matematica), il problema aumenta proporzionalmente con l’aumentare del numero di profughi ospitati.

LE PRIME TRE ATS per presenza di migranti in strutture di accoglienza sono quelle della Città Metropolitana di Milano, dell'Insubria e della Brianza. I migranti sono per la più parte adulti maschi (20.969), seguono le donne adulte (2.413) e infine i minorenni (1.132), con alcune significative differenze nelle diverse Ats. In particolare, nella Città Metropolitana di Milano i maschi adulti ospitati in strutture di accoglienza sono circa l'80%, dato che a Brescia arriva a quota 89,3%. Le strutture di accoglienza dei migranti, inclusi gli appartamenti, erano a fine luglio 1.442 (235 a Brescia e 88 Ats Montagna).

«In questi ultimi anni si è monitorato costantemente il dato creditorio della Regione Lombardia e delle sue aziende sanitarie per il recupero delle prestazioni a stranieri indigenti da parte delle Prefetture - rivela l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera -. Ad oggi il debito da parte del Ministero dell'Interno ha raggiunto la cifra di 80 milioni di eurro per il cui recupero mi sono già attivato». GIuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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