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07.03.2018

Scoppi in via Gatti
Uno «scherzo»
di cinque giovani

Le casette di via Gatti colpite due volte dai petardi lanciati FOTOLIVE
Le casette di via Gatti colpite due volte dai petardi lanciati FOTOLIVE

Erano pronti a costituirsi, consapevoli non solo del danno causato, ma soprattutto della brutta piega che la vicenda stava assumendo. Quando i carabinieri hanno contattato uno dei genitori, non c’è stato bisogno di spiegare il motivo: la madre sapeva già tutto. Il figlio e gli altri cinque amici avevano confidato la «marachella», pronti ad assumersi ogni responsabilità per quei petardi lanciati a febbraio contro le casette di via Gatti - ex alloggi degli operai della metro nei quali oggi vivono 65 persone - e il campo nomadi di Rezzato

PERCHÉ UN GESTO nato come uno «scherzo», stava assumendo dimensioni inaspettate. Leggere sui giornali la cronaca di quella notte, affiancata a espressioni quali «intimidazione», o «matrice politica» - in giornate pre elettorali in cui la tensione si faceva sempre più palpabile - ha così convinto il gruppo di giovani a uscire allo scoperto, il caso stava montando troppo. Ma sono stati anticipati sul tempo dai carabinieri della Stazione di Rezzato. Si tratta di sei studenti tra i 18 e i 19 anni, cinque maschi e una femmina, quest’ultima in realtà senza un ruolo attivo, anzi. Era solo in auto con gli amici che hanno scelto di surriscaldare la serata. E proprio le automobili usate quella notte a cavallo tra il 10 e l’11 febbraio - intestate ai genitori - avrebbero condotto gli investigatori sulle tracce dei responsabili. Le indagini condotte dalla Digos, per quanto riguarda via Gatti, e dai carabinieri, per il petardo al campo nomadi Rezzato, hanno presto trovato il punto di convergenza e i fatti sono stati ricostruiti. Le telecamere di videosorveglianza installate in un distributore di benzina nei pressi di via Gatti sono state il punto di partenza. È in quel piazzale che i giovani hanno parcheggiato le auto prima di compiere il primo «raid». Nel tragitto dall’hinterland al centro storico per trascorrere la serata, decidono la prima tappa. In quattro - gli altri restano in auto - si avvicinano alle casette e in due tirano il primo petardo. Poi tornano dagli amici e si dirigono in centro. Sulla via del rientro si presenta la seconda occasione, sempre in via Gatti, questa volta spingendosi all’interno delle casette. E parte il secondo petardo. Infine il gruppo va a Rezzato dove consuma la terza e ultima «bomba carta» al campo nomadi.

UNA SERATA PER la quale ora cinque di loro si ritrovano indagati a vario titolo per esplosioni pericolose, danneggiamento e violazione di domicilio. Interrogati in Procura hanno spiegato le ragioni del loro gesto, escludendo qualsiasi motivazione politica. Non volevano fare del male, forse solo spaventare, e lo hanno fatto in un posto dove pensavano di non essere scoperti. Ora si dicono pentiti e disposti a risarcire tutti i danni, oltre che a svolgere servizi socialmente utili. Continuano invece le indagini per risalire ai responsabili degli altri due atti incendiari: quello al Magazzino 47 e l’incendio alle automobili parcheggiate al campo nomadi di via Orzinuovi a Brescia.

Paola Buizza
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