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24.04.2014

Secessionisti, lascia il carcere
anche l'ultimo bresciano

Angelo Zanardini negli istanti successivi alla scarcerazione FOTOLIVE
Angelo Zanardini negli istanti successivi alla scarcerazione FOTOLIVE

Sorridente sotto il sole. Un sorriso sereno quello di Angelo Zanardini, che quando manca poco alle 13, si guarda intorno. È l'ultimo, in ordine cronologico, dei secessionisti bresciani a lasciare il carcere. Due di loro sono ai domiciliari.
Era rinchiuso anch'egli nella casa circondariale di Canton Mombello. Quello che nell'ordinanza figura come un componente del governo indipendentista, tiene in mano due sacchetti. Quando viene avvicinato nel piccolo spiazzo antistante i cancelli del carcere risponde con cortesia. «Adesso? Dovrò affrontare mia moglie». Secessionista sì, ma con una moglie che avrà qualcosa da dire dopo 21 giorni di carcere.
Il riesame si è abbattuto nuovamente su gip e procura. Sono stati scarcerati anche tre veneti: Patrizia Badii, Luca Vangelista, ai domiciliari quest'ultimo e Maria Marini. «Mi fate diventare un martire», ha detto il 66enne bresciano quasi incredulo di fronte ai fotografi. C'è nelle prime parole da uomo libero, pronunciate, da Zanardini, la sensazione d'essere sempre stato nel giusto. «Io credo - ha detto - che ci sia tutto da fare, non credo che questo sistema vada bene a qualcuno. Fino a che c'è questo sistema vedremo di fare qualcosa». E a chi gli chiede:«Allo Stato cosa dice?». Risponde: «Bisognerebbe parlare con le persone per vedere cosa dicono. Io non ho parole da dire contro, sentano un po' le persone, il pubblico». E ha ricordato brevemente l'esperienza carceraria: «Sono stato dal 2 a oggi, sono 21 giorni. È stata pesante anche perché non avendo fatto nulla..». Ricorda l'interrogatorio di garanzia e spiega: «Io ho dichiarato quello che era nel nostro programma e basta, niente di più».
VENENDO alle persone care ricorda quello che gli hanno scritto: «Fatemi parlare prima con loro. Mi hanno commosso tutti, gli operai che hanno scritto». Con un dubbio che lo rode: «Non ho capito quello che ho fatto sinceramente, dopo aver esternato la nostra opinione non ho fatto nulla, vedremo».
Per questo «non mi sarei mai aspettato la detenzione, assolutamente no, quella non la pensavamo. Quando mi parlano del Tanko sorrido». È stato trattato con rispetto «anche dalle guardie». Considera: «un segnale forte» la proposta di Salvini di candidatura alle Europee: «Mi ha fatto molto piacere. E mi ha fatto piacere anche la visita della Lega in carcere, perché alla fine sempre leghisti siamo. Adesso vado a Ospitaletto e la prima cosa sarà affrontare la moglie, non sarà così facile».
DEI SECESSIONISTI rimane in carcere Luigi Faccia, che si è rivolto al comitato internazionale della Croce Rossa. Attraverso il proprio legale, avvocato Alessandro Zagonel, ha inviato un documento in cui intende «segnalare la fondamentale violazione dei diritti umani che sta avvenendo nel Veneto a opera della Repubblica Italiana, sfociata da ultimo nell'arresto da parte di un corpo militare speciale, il Ros dei carabinieri di Brescia, facenti parte dell'esercito italiano, del signor Faccia Luigi e di altri 23 soggetti alcuni dei quali detenuti in varie carceri italiane, tutti accusati di perseguire, ai sensi del 270 bis, del codice penale italiano, lo scioglimento dell'Unità dello Stato in violazione dell'articolo 5 della Costituzione Italiana».
E ancora: «In nome e per conto del Signor Luigi Faccia, nelle more di un intervento delle Nazioni Unite a difesa del diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto, si chiede alle Signorie Vostre di voler monitorare la situazione nell'area e di far visita al prigioniero di guerra Luigi Faccia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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