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07.10.2017

Selvaggia Lucarelli a Brescia
con i suoi «dieci piccoli infami»

Selvaggia Lucarelli a Brescia
Selvaggia Lucarelli a Brescia

«Non sono stronza, sono scomoda. Faccio arrabbiare, ma faccio anche ridere. Sono divisiva». In tre frammenti, Selvaggia Lucarelli. A Librixia con i suoi «Dieci piccoli infami»: un decalogo in forma letteraria di personaggi che, anche per pochi minuti, l'hanno resa una persona peggiore. «Sono aneddoti leggeri, giocosi, che avevo voglia di raccontare in chiave ironica – spiega la blogger e opinionista, sul palco insieme al segretario generale di Confartigianato Brescia, Carlo Piccinato –. Una delle persone che ritraggo, ad esempio, era la mia migliore amica delle elementari, che tradì la mia fiducia dopo cinque anni. Ho cambiato qualche piccolo particolare, per evitare questioni legali». Il bello sta nell'ambivalenza: un tono sardonico che scivola nella serietà e poi ritorna su frequenze più serie. «Ognuno nella sfera sentimentale ha una prima volta – prosegue la protagonista –: i genitori dovrebbero insegnarti che i rapporti possono finire per ragioni misteriose. Un'educazione sentimentale, più che sessuale».

TRA I RICORDI ilari ce n'è anche uno meno gradevole, l'unico davvero negativo del libro. «Erano i primi anni del liceo, stavo aspettando l'autobus e pioveva. Si ferma una macchina, che io credevo del papà di un mio caro amico – spiega la Lucarelli –. In realtà quando salii mi accorsi che non lo conoscevo: era un predatore, che cercava di adescarmi. Arrivai a scuole e non successe nulla, ma mi sentivo comunque colpevole. Trovai il coraggio di dirlo ai miei genitori, ma capisco la reticenza di alcune ragazze nel parlare, quando avvengono certe cose». E quindi l'innamoramento lampo in Israele («Un uomo che era stato mollato, il tipo più tragico. Lo vidi per mezz'ora e basta, addirittura ero tentata di mettere la sua foto in rete per rintracciarlo»), ma anche il capitolo «scemo», come lo definisce Selvaggia. «Faccio persino fatica ad argomentare una cosa del genere, eppure è il racconto più divertente e lungo: un parrucchiere che si è distratto e mi ha bruciato i capelli. Gli ho riversato addosso tutto il mio odio ancestrale per un mese. Mi svegliavo e inveivo contro di lui».

Jacopo Manessi
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