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08.03.2018

Sgomberato
l’hotel Alabarda
Pronti altri alloggi

I sigilli a porte e finestre sono stati posti alle prime luci di ieri mattina - nel corso di un’operazione coordinata dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica con il sostegno di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza -, ma le stanze e i corridoi dell’ex Hotel Alabarda di via Labirinto erano piombati nel silenzio già dal giorno prima. I suoi abitanti, una cinquantina di persone tra cui molti nuclei famigliari con figli minori, avevano già abbandonato l’edificio per una sistemazione più dignitosa in alcune strutture messe a disposizione dal Comune.

L’ALBERGO, occupato nel maggio del 2015 dall’Associazione Diritti per Tutti dopo anni di abbandono, ha assolto in questi anni la funzione di rifugio temporaneo contro lo spettro della morosità incolpevole che spinge sulla strada quanti non possono sostenere il costo di un affitto a prezzo di mercato. L’immobile, nonostante le migliorie apportate con il contributo di alcuni volontari e una regolare manutenzione, presentava notevoli carenze impiantistiche e strutturali. Inizialmente favorevole, di concerto con la proprietà, al recupero degli spazi tramite ristrutturazione straordinaria e alla regolarizzazione dell’occupazione al fine di costituire alloggi stabili, la Loggia aveva dovuto fare marcia indietro perché i fondi necessari chiesti alla Regione non erano stati concessi. Il lavoro di mediazione tra le esigenze degli inquilini e il bisogno della proprietà di riprendere possesso dello stabile, condotto dall’assessorato alla Casa del Comune, ha però scongiurato il rischio di uno sgombero forzato, portando a una soluzione capace di garantire a tutti gli occupanti un domicilio alternativo, seppure sempre temporaneo. Il sequestro preventivo dell’hotel si è pertanto attuato senza alcuna tensione. Due famiglie con sette figli sono state accolte in alcuni locali della cascina Maggia, tre donne sole hanno trovato riparo negli appartamenti della Fondazione Casa Marcolini, mentre altre in alloggi reperiti dalla Cooperativa La Rete o nel centro comunale di accoglienza di via Corridoni. Altre famiglie con bambini, una coppia di italiani e una persona sola hanno trovato spazio nelle camere dell’ex pensionato del Franciscanum di via Callegari. «Siamo soddisfatti per come è stata gestita la trattativa e diamo merito all’assessore Fenaroli di aver mantenuto le promesse», ha commentato Umberto Gobbi di Diritti per Tutti. «Tuttavia resta il problema sociale legato alla scarsa disponibilità sul territorio comunale di case popolari o a canone sociale, nonché alla presenza di troppe abitazioni vuote o invendute, spesso di proprietà di grandi gruppi immobiliari, che potrebbero venire utilizzate tramite la stipula di apposite convenzioni», ha aggiunto, riconoscendo il ruolo di indispensabile «paracadute sociale» svolto da questi «presidi», tra cui spiccano le casette di via Gatti e l’albergo di via Corsica. La proprietà dell’hotel Alabarda, per voce dell’avvocato Jacopo Barzellotti, «ringrazia Prefettura, Forze dell'Ordine e magistratura. Deve constatare però che l’albergo (all’epoca chiuso ma integro), è stato gravemente deturpato e che gran parte degli arredi delle camere, così come l'intera cucina dell'hotel, sono stati asportati; duole constatare che le associazioni che hanno promosso l’occupazione, durata quasi tre anni anche per via dell'inerzia degli enti pubblici, non abbiano tenuto in onsiderazione i diritti di chi si è trovato costretto a subire la loro illecita iniziativa» • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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