CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

11.09.2018

«Si apra una discussione seria sul lavoro festivo»

Sullo stop alla liberalizzazione selvaggia tutti d'accordo. Sulle modalità c'è da discuterne. L'annuncio del vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio – «Entro l’anno sicuramente arriverà la legge che impone lo stop la domenica e nei giorni festivi delle aperture agli esercizi e ai centri commerciali»– ha suscitato la reazione di sindacati di categoria e confederazioni bresciane. In Italia la reintroduzione di limiti e turnazioni potrebbe portare alla perdita di 40-50mila posti di lavoro nella grande distribuzione. In provincia il calcolo è ancora incerto. Anche se è una cosa è sicura: dal 2012, anno successivo al decreto Monti che introduceva, appunto, l'attuale regolamentazione, tutti i contratti nel settore sono individuali, e prevedono le domeniche lavorative obbligatorie. «La liberalizzazione, alla prova dei fatti, non ha però funzionato – riflette Giuseppe Leone, segretario della Filcams-Cgil –, e la materia andava affrontata per forza. In questo caso è fondamentale il coinvolgimento delle parti sociali, e la ricerca di soluzioni equilibrate. Diffido delle dichiarazioni apocalittiche su quanto potrebbe succedere: si era detto che con il decreto Salva Italia il comparto sarebbe cresciuto. Così non è stato». Posizione leggermente diversa per Valter Chiocci, alla guida della Fisascat-Cisl. «SI RISCHIA DI PASSARE dal troppo al troppo poco: da 52 domeniche a 12, come sembra – riflette Chiocci –. Mi sembra una mossa un po' esagerata: la maggior parte dei centri commerciali ha dipendenti assunti solo sui fine settimana. In provincia l'Outlet di Rodengo Saiano, per esempio, realizza il 50% del suo fatturato la domenica e il 30% il sabato. Difficile cambiare di punto in bianco le abitudini dei consumatori, bisognerebbe pensare a una riduzione più graduale». In linea anche la Uiltucs-UIl. «È una posizione per cui ci siamo sempre battuti, quindi ben venga. La liberalizzazione ha portato solo lavoro interinale e stagionale» la riflessione del vice segretario Roberto Politano. E le confederazioni? «Condividiamo la strada intrapresa – ragiona Carlo Massoletti, presidente di Confcommercio Brescia –, poi si tratterà ovviamente di entrare nel merito della questione. Ricordiamo che la Germania tiene chiusi tutti i centri della grande distribuzione la domenica e non mi sembra abbia problemi. La sensazione è che a livello nazionale i consumatori si stiano mettendo contro questa decisione, mentre a Brescia non è così. E l'ho verificato personalmente con le organizzazioni». Posizione analoga per Confesercenti. «Alcuni anni fa avevamo fatto persino una raccolta di 150mila firme, per una legge di iniziativa popolare contro le liberalizzazioni – ricorda il direttore Alessio Merigo –. È però rimasta nel cassetto del Parlamento. Noi crediamo che le aperture domenicali debbano essere consentite solo laddove se ne ravveda la necessità. In località turistiche, ad esempio». L'ultimo commento sulla vicenda è arrivato, nel pomeriggio di ieri, dal sottosegretario pentastellato Claudio Cominardi: «Il Governo del Cambiamento desidera soltanto usare il buon senso per ritrovare un equilibrio sano tra interessi commerciali e diritti delle persone». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

J.MAN.
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1