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02.10.2017

Singh, depressione
e rabbia all’origine
della tragica ferita

Il luogo teatro della disgrazia
Il luogo teatro della disgrazia

Un gesto inconsulto, un’esp- losione di rabbia innescata da una salute mentale minata. Con il trascorrere delle ore e l’incedere degli accertamenti, si definiscono i contorni dell’assurda disgrazia costata la vita sabato pomeriggio a Montichiari a un immigrato di origini indiane.

Il 34enne, residente a Calvisano, in preda a un raptus, spiegabile soltanto con una delle allucinazioni con cui conviveva da tempo, ha sferrato un violento calcio a una porta a vetri in via Mazzoldi: una scheggia gli ha reciso l’arteria femorale all’altezza del ginocchio e l’immigrato è morto dissanguato prima di arrivare all’ospedale di Montichiari a bordo di un’autoambulanza.

IL MAGISTRATO non ha ritenuto necessario disporre autopsia e dunque già nelle prossime ore è atteso il nullaosta alla sepoltura di Bhusha Singh. L’ipotesi che volesse entrare con le maniere forti in casa di una famiglia di connazionali, ha perso via via consistenza lasciando spazio a quella di un’esplosione di rabbia dettata dalla fragilità pschiatrica dell’indiano, forse in preda a un mix di alcol e farmaci.

Singh lavorava in maniera saltuaria in una azienda agricola di Calvisano, era in cura per una forma di depressione. Poche ore prima la disgrazia si era allontanato volontariamente dall’ospedale di Montichiari dove si era presentato in mattinata per chiedere assistenza. Il 34enne, come hanno appurato i carabinieri, soffriva di allucinazione. Singh viveva da solo. In Italia abita il cognato che vive a Mairano, mentre la sorella con il resto della famiglia si trovano in India.

Valerio Morabito
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