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10.02.2019

Sotto le larghe tese del Capèl la nuova e l’antica Brescia

Il corteo con uomini e donne in costume medievaleLa consegna del Capèl da parte di don Maurizio Funazzi al sindaco Emilio Del Bono FOTOLIVEAnche auto d’epoca lungo via San Faustino FOTOLIVE
Il corteo con uomini e donne in costume medievaleLa consegna del Capèl da parte di don Maurizio Funazzi al sindaco Emilio Del Bono FOTOLIVEAnche auto d’epoca lungo via San Faustino FOTOLIVE

«Un recupero della tradizione e di valori tuttora necessari, fratellanza, uguaglianza, amore, rispetto». Hanno battuto su questo tasto i due protagonisti dell’annuale cerimonia di consegna del “galero rosso”: il parroco di San Faustino, don Maurizio Funazzi, e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono. «Ritroviamo l’umanità» ha incitato il sindaco; «torniamo a mostrarci comunità» gli ha fatto eco il sacerdote. Sono dieci anni che, all’interno delle tante manifestazioni di febbraio per i due patroni di Brescia che il 15 del mese avranno la loro data clou come da calendario, è stata recuperata la cerimonia medievale che intendeva rapportare l’istituzione religiosa e quella civile nel nome della protezione della città e dei suoi abitanti. Quella protezione Ab Omni Malo già invocata domenica scorsa da colui che governa durante la Messa nella basilica dei Santi Faustino e Giovita. I bresciani si sono ormai abituati ad aspettarla, e anche ieri pomeriggio dalle 16.30 in poi hanno fatto prima ala nella via dalla chiesa alla Loggia, poi hanno riempito la piazza e applaudito, inseguendo la fila con i telefonini pronti a scattare. HANNO SFILATO lentamente nella strada centrale la Marching band di Bedizzole con pennacchi da festa, i figuranti in costume di “Hic sunt leones”, popolani e armigeri, gli sbandieratori di Zeveto di Chiari, i volontari della Croce Rossa e della Croce Bianca, le forze dell’ordine in alta uniforme. Tre auto d’epoca hanno tenuto il passo, poco medievali ma sempre presenti fra le passioni dei bresciani, una Citroen 11 Bl del 1950, la prima a trazione anteriore, una Fiat 521 del 1930 e una Fiat Ardita del 1933, usata nella campagna d’Africa, su cui viaggiavano il parroco con il “capèl” adagiato su un cuscino e rappresentanti della Confraternita. Intorno gli alpini con le torce regolavano il corteo. Emilio Del Bono, assieme alla vicesindaco, Laura Castelletti, ad alcuni assessori e consiglieri, per la sesta volta nel suo doppio mandato ha atteso, in nome dei cittadini, il dono che poi è stato portato, accompagnato dall’inno di Mameli, nel palazzo municipale, dove resterà alcuni giorni custodito in una teca nell’atrio al secondo piano. «Abbiamo bisogno di essere protetti dai due santi che già una volta ci hanno salvato. Abbiamo bisogno di certezze per il futuro, di aiuto per il lavoro, di sostegno per le istituzioni, per le realtà aggregative. Dobbiamo ritrovare quei valori su cui si basava il messaggio allora destabilizzante del cristianesimo» ha detto il primo cittadino. «È QUESTO il significato moderno della rievocazione, non solo folklore - ha ribadito il parroco di San Faustino - Dobbiamo disconnetterci dal mondo virtuale per riallacciare le relazioni, uscire dalle nostre case e stare assieme, come fanno più di noi i nuovi bresciani. E al contempo è importante lasciare per un po’ internet per guardare dentro noi stessi e lì trovare Dio. L’autorità civile, che oggi incontra la religione, non è confessionale, però questo non vuol dire che sia materialista, interessata unicamente al qui e ora secondo la convenienza del momento. Sta anche in ciò il senso dell’incontro tramite quel cappello prelatizio a larga tesa che prende sotto la sua falda tutelare la Brescia del terzo millennio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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