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11.06.2014

Sportello anti-violenza «Il rifugio che serviva»

Carla Marina Lendaro, vicepresidente del Comitato Pari Opportunità
Carla Marina Lendaro, vicepresidente del Comitato Pari Opportunità

Un posto sicuro, protetto e assolutamente anonimo, in cui le donne - tutte le donne sottoposte a qualsivoglia tipo di violenza fisica o psicologica - possano trovare ascolto, consulenza e aiuto. È il progetto avviato al Palazzo di Giustizia con lo Sportello Urp, servizio di ascolto per la violenza di genere e per la violenza assistita su iniziativa del Comitato Pari Opportunità del Consiglio giudiziario della Corte d'Appello.
«A quattro mesi dall'inaugurazione dello sportello siamo soddisfatti, perché i numeri confermano che esisteva un'effettiva necessità di una struttura di ascolto e indirizzo - sottolinea il giudice Carla Marina Lendaro, vicepresidente del Comitato e strenua sostenitrice del progetto -. Ad oggi si sono rivolte al centro una ventina di donne, di età diverse, italiane, dell'Est o provenienti dai paesi di matrice islamica, tutte accomunate dalla medesima paura e sofferenza».
È già possibile tracciare una sorta di identikit dell'utenza?
«Per ora il profilo dell'utente tipo è davvero molto vario, sia sotto il profilo della provenienza sia dell'età (alcune sono moglie e madri, altre giovani figlie) sia della formazione culturale: ci sono donne prive di titolo di studio, ma anche persone che hanno portato a termine iter professionali più complessi, perché purtroppo la violenza di genere è una piaga radicata in ogni piega della società, e non necessariamente in quelle più umili».
Di questi venti casi, quanti sono sfociati in una vera e propria denuncia all'autorità giudiziaria?
«Per ora soltanto uno. Gli altri li abbiamo "girati" sulla Casa delle Donne, una delle due realtà che collaborano attivamente insieme a noi al progetto dello sportello. L'altra è la cooperativa Tenda, che come la Casa mette a disposizione i suoi volontari per due mattine a settimana, il lunedì e il giovedì, dalle 9 alle 12. Mi preme, però, sottolineare che l'obiettivo del presidio non è condurre necessariamente le vittime a denunciare: per noi la priorità è star loro vicine, affiancandole nel difficile percorso di presa di coscienza di tutto ciò che il rifiuto della violenza comporta. Il che, naturalmente, significa accoglierle, ascoltarle e indirizzarle, spiegando loro quali strumenti hanno a disposizione, dove possono andare e a chi possono rivolgersi. Il nostro desiderio è che comincino a uscire dall'isolamento e comprendano che opporsi alla violenza è possibile, al di là della paura e della vergogna».
La rete che siete riuscite ad attivare intorno all'Urp antiviolenza è davvero vastissima.
«Sì, in questi pochi mesi di esperienza pilota abbiamo trovato moltissimi alleati, dal Comune alla Provincia sino all'Asl, agli Spedali Civili, ai consultori e ai rappresentanti degli Uffici Giudiziari. C'è molta sensibilità intorno a questo tema, anche perché la percezione è che il fenomeno della violenza all'interno dei contesti familiari sia in continua crescita, ma che spesso manchino gli strumenti adeguati per affrontarlo, a livello di tribunali come di strutture di accoglienza per le persone maltrattate. Diciamo che forse, come è stato creato un Tribunale per le Imprese, sarebbe stato opportuno creare anche un Tribunale per la Famiglia».
Come si spiegae questo aumento della violenza di genere?
«Difficile trovare una sola causa. Certo la crisi economica, con le situazioni di sofferenza e degrado che reca con sè, sta facendo la sua parte, ma penso che molto possa essere attribuito anche a un processo di emancipazione femminile che ha modificato equilibri non per tutti facili da digerire. Soprattutto all'interno delle dinamiche familiari».
È vero che lo Sportello creato al Palazzo di Giustizia di Brescia è un esperimento assolutamente unico nel suo genere?
«Assolutamente sì, ad oggi non esistono esperienze analoghe nel nostro Paese, ed è forse per questo che il progetto sta destando molta attenzione. Non a caso la presidente del Tribunale, Adriana Garrammone, ne ha lungamente parlato quando si è recata a Napoli, e io ho già ricevuto molte sollecitazioni anche dal Palazzo di Giustizia milanese, a testimonianza di un interesse crescente nei confronti di una esperienza nuova ma estremamente attuale. Inoltre, lo scorso 19 maggio in prefettura abbiamo siglato con il Comune e numerosi altri enti istituzionali un protocollo di intesa con l'obiettivo di muoverci anche sulla strada del reperimento delle risorse per la creazione di nuove strutture di accoglienza: un modo per dare "gambe" allo sportello di ascolto anche con la realizzazione di una vera e propria rete in grado di dare a queste persone violate la prospettiva di una nuova vita».

Angela Dessì
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