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giovedì, 19 ottobre 2017

Stranieri, una petizione
per cambiare le regole

L’approccio al tema immigrazione «è da rivedere» (BATCH)

Cambiare la narrazione sull’immigrazione. Parlarne con responsabilità, raccogliendo le buone pratiche che esistono in giro per l’Italia, per aprire «una nuova stagione dei diritti e delle responsabilità». La proposta di legge popolare «Ero straniero – l’umanità che fa bene», chiede 50mila firme entro il 27 ottobre per essere discussa dalle Camere: la petizione è stata presentata da don Virginio Colmegna, della Fondazione Casa della carità, uno dei promotori dell’iniziativa che vuole combattere una «operazione pseudoculturale sostenuta da un linguaggio rancoroso, secondo cui chi procura solidarietà viene additato come produttore di divisioni». Don Colmegna è intervenuto in un incontro all’oratorio di Santa Maria in Silva, organizzato con la Cgil. «Ci sono circa un milione di persone che non godono del diritto di essere riconosciuti cittadini – ha sottolineato Franco Valenti -. Assistiamo a derive di tipo comunitarista, con gruppi che escludono invece di includere». «Continuiamo a chiamare i nati qui stranieri: dobbiamo ritrovare una dimensione di cittadinanza e legalità per persone che non hanno avuto possibilità di vita», ha ricordato don Fabio Corazzina.

«IN QUESTA campagna, gli immigrati sono diventati protagonisti, dando un segnale che non c’è un atteggiamento assistenzialistico, ma di coesione sociale e partecipazione – ha sostenuto don Colmegna -. Oggi, l’unico modo per entrare in questo Paese è chiedere la protezione umanitaria: i flussi coordinati sono fermi dal 2010». Secondo il prelato, la legge dovrebbe permettere di lavorare, reintrodurre gli sponsor, garantire diritti per la salute e sostenere lo Sprar: «Siamo in una fase di svolta drammatica sotto l’aspetto delle regole – ha esordito Alberto Guarisco, avvocato dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione -. Il presupposto è che gli immigrati sono troppi, ma il numero giusto dipende dalle politiche per accoglienza e uguaglianza». La proposta di legge interviene sul sistema di accoglienza, unificando tutto nello Sprar e propone un «Patto di uguaglianza», «eliminando le norme che limitano i diritti degli stranieri, ma anche prevedendo gli stessi doveri», ha chiarito Guarisco. «La Cgil ha aderito perché non si può rimanere in silenzio davanti al vento del razzismo», ha evidenziato Damiano Galletti, segretario generale Cgil.