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19.09.2018

Strisce pedonali
tridimensionali?
Perché no

Le strisce bianche in 3D sono state sperimentate anche a Bologna e adottate in Cina, India e RussiaEcco come dovrebbero apparire le strisce pedonali tridimensionali. La tecnica utilizza tre colori  combinati insieme per l’illusione ottica L’assessore Federico Manzoni
Le strisce bianche in 3D sono state sperimentate anche a Bologna e adottate in Cina, India e RussiaEcco come dovrebbero apparire le strisce pedonali tridimensionali. La tecnica utilizza tre colori combinati insieme per l’illusione ottica L’assessore Federico Manzoni

«Nessuna pregiudiziale: tutto quel che può essere utile per rendere sicura la circolazione delle auto in città e la salute dei pedoni ben venga». Federico Manzoni - assessore della Loggia cui spetta il compito, tra l’altro, di intervenire sulla viabilità cittadina - interpellato da Bresciaoggi non dice pregiudizialmente no a una novità che arriva da Trieste, dopo essere passata da Bologna: le strisce pedonali tridimensionali, un’illusione ottica che dovrebbe costringere gli automobilisti a rallentare in prossimità di questo «gioco» tecnologico. «Non so nulla di questo esperimento - ammette Manzoni -. Ritengo debba essere prima testato accuratamente, eventualmente autorizzato ma soprattutto si dovrà capire se effettivamente può essere utile per abbassare il numero degli incidenti e degli investimenti stradali». Va detto che l’esperimento di via Marchesetti a Trieste non è opera dell’amministrazione comunale. L’iniziativa è partita da un privato, esperto di tecnologie legate al 3D, che ha creato sulle strisce della via della periferia di Trieste l’immagine tridimensionale delle tradizionali strisce pedonali. Perché lo ha fatto? Perché proprio in via Marchesetti, nel punto esatto in cui ha lavorato l’anonimo cittadino, nel 2016 una ragazza di quindici anni fu travolta e uccisa da un’auto mentre stava attraversando la strada. Le strisce a Trieste - come a Bologna o in Cina o India, dove sono state ampiamente adottate - sono state realizzate utilizzando una tecnica in cui per effetto di tre differenti colori le bande bianche sembrano sollevarsi da terra illudendo l’automobilista che il passaggio possa essere impedito. Vedendole l’istinto è quello di rallentare. Sulla base delle esperienze maturate anche in Russia e in Irlanda il risultato è confortante, anche se per poterle utilizzare è necessario modificare la segnaletica tradizionale. E il Codice della strada. «Per ora - ricorda Manzoni - l’impegno del Comune è continuare sulla strada della illuminazione degli attraversamenti pedonali e dando maggior spessore alle strisce stesse in modo che chi attraversa possa essere facilmente notato da chi è alla guida. Detto questo, se arriva qualcosa di nuovo da sperimentare lo studieremo e ne parleremo». ANCHE la sperimentazione, se guidata dalle autorità locali, dovrà essere programmata e organizzata in modo da non creare ulteriori problemi. In realtà, prima di altri passi o fughe in avanti, come dice il comandante Roberto Campisi a capo della Polizia Stradale della Lombardia, «sarebbe bene che tutte le amministrazioni comunali provvedessero a rendere visibili gli attraversamenti pedonali. Molto spesso le strisce sono scolorite e non si vedono. Non è un problema di questa o quella città: è un problema generale. Di sicurezza, ovviamente, ma non solo. Si tratta anche di un problema di arredo urbano e di cura della città». Quanto alla novità delle strisce tridimensionali Campisi ovviamente non si pronuncia: «Non riguarda la Polizia Stradale, ma piuttosto le varie polizie locali e le amministrazioni cittadine. In ogni caso informarsi, studiare il problema e trovare nuove soluzioni è sempre utile. Stiamo parlando della sicurezza dei cittadini». •

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