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25.10.2017

Tignale, rubato
il sangue di
Papa Wojtyla

Tignale, eremo di Montecastello
Tignale, eremo di Montecastello

È mistero intorno al singolare furto avvenuto nei giorni scorsi al Santuario di Montecastello a Tignale dei reliquiari con il sangue di San Giovanni Paolo II e i frammenti ossei del beato Jerzy Popiełuszko, il presbitero polacco ucciso nel 1984 dai funzionari del ministero dell'interno della Repubblica Popolare di Polonia. Le reliquie si trovavano nella «Casa Santa» posta dietro l’altare maggiore dove sono anche custoditi i quattro medaglioni di Palma il Giovane e l’affresco della Madonna Incoronata di scuola giottesca.

LA NOTIZIA è stata comunicata domenica mattina ai fedeli che partecipavano alle celebrazioni liturgiche da don Giuseppe Mattanza, parroco da undici anni di Tignale, dove si prende cura anche delle comunità delle sei frazioni del paese: Gardola, Piovere, Prabione, Aer, Olzano e Oldesio. «Si tratta di un atto gravissimo opera di sconsiderati che hanno privato il Santuario e l’eremo di Montecastello delle cose più care» commenta sconcertato don Giuseppe Mattanza che è anche Vicario Zonale della Zona pastorale XVII Alto Garda comprendente le comunità di Limone, Tremosine, Tignale, Gargnano, Valvestino e Magasa.

Le reliquie di San Giovanni Paolo II e del beato Jerzy Popiełuszko erano state donate al Santuario nel 2014 dal cardinale di Cracovia Stanislao Dziwisz in occasione di un pellegrinaggio parrocchiale. «Oltre ai reliquiari – continua don Mattanza – i ladri hanno prelevato anche sei calici, un paio di pissidi e altri oggetti di minor valore».

Al Santuario di Montecastello di Tignale non risultano in passato, altri furti o tentativi di sottrarre le reliquie. Potrebbe magari trattarsi di un furto su commissione, a meno che non si voglia pensare a uno sgarbo dei confronti dei devoti del santo. «Non è escluso qualche aggancio con la realtà locale – sottolinea don Giuseppe - e in ogni caso l’auspicio è che il maltolto possa essere recuperato in breve tempo come avvenuto in un’occasione analoga ad inizio estate con la reliquia di San Giovanni Bosco». Praticamente impossibile trovare acquirenti di oggetti del genere: quelle di San Giovanni Paolo II e del beato Jerzy Popiełuszko sono registrate, catalogate e autenticate: «Per questo motivo – esorta don Mattanza – raccomando agli autori del furto di mettersi in contatto con noi in forma anonima per restituire almeno le reliquie sottratte».

Secondo una prima sommaria ricostruzione, pare che gli autori dell’ignobile gesto siano entrati nel santuario come semplici turisti, attendendo poi nascosti all’interno della chiesa l’orario di chiusura previsto alle 18.30: a porte chiuse hanno potuto poi agire indisturbati prelevando gli oggetti collocati dietro l’altare maggiore. In seguito, hanno preso di mira anche l’attigua foresteria dell’eremo rovistando in ogni dove senza però prelevare nulla. Il furto è stato scoperto e denunciato alla stazione dei carabinieri di Gargnano il giorno dopo, quando il custode ha notato al mattino che una delle porte laterali di accesso al Santuario era aperta.

PURTROPPO tutta l’area del Santuario non è dotato di sistema di video sorveglianza, compreso l’eremo collocato sul retro dell’edificio di culto gestito da don Dino Capra e da una comunità di suore di Santa Dorotea da Cemmo di proprietà della Fondazione Don Milani della Curia bresciana. «E’ davvero un duro colpo per tutta la comunità alto gardesana – commenta amareggiato don Giuseppe Mattanza – perché negli ultimi tempi tanti fedeli venivano al Santuario proprio per la presenza delle reliquie di San Giovanni Paolo II e del beato Jerzy Popiełuszko, in uno dei pochi luoghi, o forse l’unico in tutta la Penisola, a custodire le loro reliquie».

Luciano Scarpetta
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