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23.01.2018

«Torre Cimabue,
non è il regno
del degrado»

La torre Cimabue a San Polo è stata costruita trent’anni fa
La torre Cimabue a San Polo è stata costruita trent’anni fa

Strutture obsolete, spaccio di droghe, sporcizia, rifiuti gettati dappertutto... «Problemi sì, ma trascuratezza no» dice l’assessore alla Casa Marco Fenaroli, che dopo le polemiche di questi giorni interviene sulla Torre Cimabue per rivendicare «impegno costante del Comune su una situazione difficile e in nessun momento trascurata». L’as- sessore non ne nasconde nessuna, delle «difficoltà», tanto strutturali che sociali. E su ciascuna con lo stesso puntiglio precisa gli interventi compiuti e i risultati ottenuti. Lo fa insieme ai responsabili del settore Casa Alberto Berardelli e Mauro Tira, dell’Housing sociale Silvia Foini, dei Servizi sociali zona est Marisa De Fazio, presente il presidente del Consiglio di quartiere Fabio Basile. Ne viene un quadro certo problematico ma «non di emergenza». Neanche per le periodiche segnalazioni di spaccio di stupefacenti all’interno. Fenaroli assicura che la Polizia locale si attiva a ogni segnalazione, a volte coinvolgendo la Polizia di Stato, «e le 4 o 5 situazioni ricorrenti a ogni verifica non danno alcun riscontro». Il fatto è che «il regolamento regionale per l’accesso all’Erp non prevede la valutazione di questioni penali – dice l’assessore – e due miei interventi presso la Regione non hanno avuto successo, sicché non so mai in anticipo di problemi di spaccio». Quanto ai rifiuti, il passaggio ai bidoni condominiali per carta, plastica e vetro, sistemati nell’isola ecologica recintata e aperta due volte alla settimana con personale di assistenza «sta dando buoni risultati e pure i lanci dalle finestre sono diminuiti». Berardelli, poi, aggiunge che «non c’è riscontro di problemi igienico sanitari». Ammette la presenza di scarafaggi, «come in altri contesti di Edilizia residenziale pubblica», ma «interveniamo senza addebiti per gli inquilini». La Cimabue – sottolinea Fenaroli – è una torre costruita 30 anni fa, di proprietà comunale e gestita da Aler. Ospita fino a 195 famiglie (oggi sono presenti 160 nuclei) per circa 600 persone, e dispone di quattro ascensori in un solo vano, con una sola scala di sicurezza. In compenso ha alloggi adatti a ospitare famiglie numerose, e con la pressione della domanda, che ha costretto la Loggia a porre il limite del 10 per cento per i Comuni della provincia, svolge un compito insostituibile. «Tra Aler e Comune la città dispone di 4.700 appartamenti Erp – dice l’assessore -, ma pochi hanno le dimensioni di quelli della torre».

TRENT’ANNI, però, cominciano a essere tanti per la Cimabue abitata da nuclei con difficoltà di vario genere che riservano scarsa attenzione agli spazi comuni e a volte li devastano. All’obsolescenza la Giunta Del Bono fa fronte con interventi concordati con Aler. Nel biennio 2016/ 17 ha fatto manutenzioni per 159 mila euro, ultimi 28 mila per il risanamento dei controsoffitti del primo piano (lavori in febbraio) e 20.500 per la sostituzione delle elettrovalvole dell’acqua calda (lavori dal primo febbraio). E «proprio in considerazione delle fragilità sociali ospitate – sottolinea Berardelli -, il Comune ha attivato risorse e personale propri cercando di coinvolgere più inquilini possibile». Così sono arrivati il servizio di portineria per 20 ore al giorno, la pulizia delle parti comuni, il portierato sociale mobile per segnalare le problematiche sociali e manutentive, la Casa delle associazioni che fa patronato agli anziani, la cittadinanza attiva che favorisce il volontariato con 25 mila euro a disposizione per l’abbattimento delle morosità e a fine 2017 ha coinvolto 26 persone. De Fazio aggiunge la presa in carico di nuclei con difficoltà anche gravi, il Centro per anziani «diventato riferimento per tutta la torre», la Casa Lea della cooperativa La Rete che si occupa dei problemi socio sanitari. È attivo un concorso di azioni in grado di «trasmettere all’intero quartiere - auspica Basile – che nella Cimabue non ci sono solo problemi». Difficoltà sì, insomma, trascuratezza no.

Mimmo Varone
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