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23.03.2010

Tramonte, il silenzio della «spia qualificata»


 Massimo Giraudo ha nuovamente parlato dei retroscena della strage del 28 maggio '74 FOTOLIVE
Massimo Giraudo ha nuovamente parlato dei retroscena della strage del 28 maggio '74 FOTOLIVE

Un informatore che latita nei giorni più caldi del calendario eversivo. Le sollecitazioni a procedere con i controlli che partono dal Sid e poi fanno perdere ogni traccia dalla base, dai comandi dei carabinieri nel Triveneto. Insabbiate. Ma dove? A quale gradino della piramide gerarchica? Nel frattempo, si consuma la strage di piazza Loggia. E, nelle note firmate dalla «Fonte Tritone» - alias Maurizio Tramonte - oggi imputato per l'attentato del 28 maggio - mancano all'appello proprio le veline di quei giorni: «Nessun contatto con i Servizi nemmeno subito dopo la strage», conferma in aula Massimo Giraudo, comandante del Ros che dagli anni '90 indaga sulle stragi, chiamato dai pm a riferire sugli accertamenti documentali condotti dal reparto, nel tentativo di dimostrare il legame tra gli apparati deviati dello Stato e l'eversione nera.
E se gran parte dell'impianto accusatorio si fonda sull'attendibilità delle deposizioni rese, e poi ritrattate, proprio da Tramonte, stando al Ministero dell'Interno, «la Fonte Tritone era qualificata; un'ottima fonte anche per il direttore del Sid Gianadelio Maletti», sottolinea Giraudo, che nel '95 inizia a collaborare con Tramonte. Possibile che un informatore tanto valido non abbia consegnato alcuna nota nei giorni a ridosso della strage?
«RISALE all'8 luglio'74 la velina trasmessa al Sid dal centro antispionaggio (cs) di Padova: le informazioni vanno dal 20 giugno al 4 luglio - spiega Giraudo -. Il che è strano. Troppi giorni insieme e troppo poco materiale. Nella stessa nota, peraltro, Tramonte fa riferimento alla riunione ad Abano Terme del 25 maggio in cui Maggi avrebbe detto che la strage di Brescia non avrebbe dovuto restare un fatto isolato, o all'incontro, pochi giorni dopo, con due camerati bresciani per ritirare un pacco di documenti». Un buco nero che non convince.
Il 17 luglio dello stesso anno, Maletti autorizza il travaso di informazioni della «Fonte Tritone» dal "cs" ai carabinieri di Padova: e dà il via ad uno schema di interscambio periferico diretto «per questioni operative delicate e urgenti», fermo restando che tutto poi avrebbe dovuto passare al vaglio della direzione centrale.
«Eppure, solo tre giorni prima, il 13 luglio, lo stesso Maletti aveva diramato una comunicazione a tutti i centri antispionaggio d'Italia, per sensibilizzarli sulle attività dell'eversione di destra e sulla possibilità di atti terroristici, dal 10 al 15 agosto, con l'ordine di non segnalare ai carabinieri, ma al Sid». Un'apparente contraddizione che non resta isolata. Perchè se da un lato «nei comandi territoriali non abbiamo trovato alcuna traccia del fantomatico travaso di informazioni al Sid», ricorda Giraudo, lo stesso accade quando, dopo un atto del Ministero del 31 luglio'74 che definisce Tramonte una fonte qualificata, parte dal Sid la richiesta di informare le autorità giudiziarie competenti di quanto appreso. «Il 13 agosto il comando Pastrengo conferma l'attendibilità della fonte, mentre la Terza Brigata dei carabinieri di Padova assicura di aver avvisato la magistratura. Ma noi, queste segnalazioni, non le abbiamo mai trovate», ribadisce Giraudo.
QUELLE VELINE raccontavano di tir olandesi che avrebbero approvvigionato di armi gli ordinovisti o della formazione di gruppi clandestini nella destra o del campo paramilitare a Bellinzona, dal 5 al 10 agosto, riservato agli estremisti di destra: «I vertici però, pare non parteciparono, intimoriti dall'attentato all'Italicus il giorno precedente - spiega Giraudo -. Attentato nel quale Ordine Nero negò di portare responsabilità, una notizia di Tramonte che trova riscontro nel ritrovamento, alla libreria Martello di Milano, della macchina da scrivere utilizzata da Zani per scrivere il volantino di smentita».
Mara Rodella

Mara Rodella
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