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16.03.2019

«Tutti alla guida da soli? Serve una svolta»

A dispetto dei dati impietosi sulle polveri sottili e sulle abitudini dei bresciani al volante (4 su 5 usano abitualmente l’auto per viaggiare da soli, come emerso dall’inchiesta di Bresciaoggi dello scorso 3 marzo), per quanto riguarda l’adozione di pratiche di mobilità ecosostenibile Brescia sembrerebbe viaggiare nella giusta direzione. Ne è convinto l’assessore alla Mobilità Federico Manzoni, che torna a insistere sul Pums (Piano urbano sulla mobilità sostenibile) quale documento programmatico per i prossimi decenni: «Stiamo investendo nel cambiamento, ma non può esserci miglioramento se, a fronte di valide alternative, le abitudini dei cittadini restano immutate», ha sottolineato l’assessore, deciso a intervenire su più fronti. Uno di questi riguarda il 40 per cento di traffico complessivo che è generato dai mezzi che scorrono lungo i tratti autostradali e tangenziali inclusi nel territorio comunale: «Vogliamo ottenere dal Ministero l’autorizzazione a diventare ente capofila di una sperimentazione che riguarda l’obbligo di riduzione della velocità rispettivamente da 130 a 110 e da 110 a 90 chilometri orari nei giorni di picco delle Pm10». Sul fronte dell’assorbimento di CO2, la Loggia ha previsto nel Pgt il rimboschimento dei corridoi infrastrutturali e la creazione di reti ecologiche lungo la tangenziale sud tra l’Eib e lo svincolo di Brescia Centro, in sostanza una fascia verde in grado di «aspirare» lo smog e attutire il rumore. Nel programma rientra anche il progetto della Piccola Velocità e il conseguente spostamento delle merci dalla gomma al ferro. A ciò si aggiunge l’intenzione di valorizzare in chiave suburbana le linee ferroviarie per Cremona, Bergamo e Verona, con il recupero di alcune stazioni dismesse. In linea con quanto sta accadendo con la Brescia-Iseo per avvicinare la Franciacorta alla città, è stata sottoposta all’analisi del Mit l’ipotesi di raddoppio dei binari fino a San Zeno e di elettrificazione della tratta per Parma fino a Ghedi. La «cura del ferro» caldeggiata dall’amministrazione troverebbe poi definitiva attuazione con il via libera alla realizzazione di una o più linee di tram in sede propria, da sostenere con a una quota di finanziamento statale pari almeno al 60%: l’ipotesi meno onerosa prevedrebbe la costruzione di una sola tratta dall’Oltremella fino alla Fiera; mentre le più rosee prospettive prevederebbero due diramazioni verso Sant’Anna e Violino e in direzione di viale Piave e Bornata. RESTA IL NODO legato alle circa 100mila auto, dirette ogni giorno nei luoghi di lavoro, verso i poli sanitari o universitari: «Dobbiamo far sì che la scelta ricada sempre più spesso sul trasporto pubblico: è perciò necessario valorizzare i parcheggi scambiatori». L’ultima partita va giocata sul fronte interno visto che il 60 per cento degli spostamenti urbani non supera i 5 chilometri e il 40 per cento di questi è compreso entro i 3 chilometri: «In molti casi è possibile rinunciare all’auto privata e scegliere l’autobus, la metropolitana o la bicicletta», ha ribadito Manzoni, rincuorato dall’incremento del numero di utilizzatori del metrò passati dai 41 milioni del 2012 agli oltre 56 milioni dello scorso anno. •

Davide Vitacca
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