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06.08.2011

Un bresciano su due rinuncia alle vacanze


 Molti bresciani hanno rinunciato alla «tintarella» in riva al mare
Molti bresciani hanno rinunciato alla «tintarella» in riva al mare

Con l'avanzare di agosto la città a poco a poco si dovrebbe svuotare. Traffico diminuito e negozi «chiusi per ferie» sono sempre stati i sintomi che i bresciani stanno raggiungendo le mete vacanziere preferite. Ma non è più così: molti quest'anno avrebbero rinunciato alle vacanze. O per lo meno così dichiara la metà degli intervistati dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza. Dato questo però non confermato da ciò che dimostra la raccolta dei rifiuti effettuata da Aprica nel comune di Brescia.
L'immagine di una città i cui abitanti scelgono di rimanere a casa è quella rilevata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza che con l'indagine «Le famiglie, i saldi e l'estate» ha voluto sondare le intenzioni dei lombardi in fatto di vacanze. E Brescia risulta la provincia che per quest'estate rinuncia di più alle ferie. Il 51 per cento dei bresciani non farà le valige e resterà in città. Le autovetture targate «BS» non andranno quindi ad aumentare ancora di più il fiume di macchine che tra ieri e oggi si sta riversando nelle strade italiane. Un fiume che è già meno carico rispetto a qualche anno fa. Se le partenze di questi giorni sono comunque da «bollino rosso», i numeri dei vacanzieri lombardi in movimento si allinea a quello del 2010: prenderanno la via del mare 4 milioni d lombardi in meno e resteranno a guardarlo solo sulle riviste di viaggio o in televisione. Bresciani, come si diceva, in testa. Hanno deciso, invece, di spassarsela i brianzoli e milanesi. La loro percentuale di rinuncia alle ferie è più bassa della media regionale (43 %): 31 e 32 %.
LE TONNELLATE di rifiuti raccolte nei confini comunali da Aprica, però, sembrano smentire, ma è ancora vera l'equasione meno rifiuti uguale a meno persone in città? Dalla prima settimana di giugno fino alla quinta del 2011, la spazzatura raccolta è sempre stata di meno rispetto a quella prodotta nello stesso periodo del 2010. In particolare nell'ultima settimana di luglio (dal 25 al 31 luglio) Aprica ha registrato un meno 6 per cento rispetto al 2010 (1533 tonnellate contro 1627) e un meno 4 per cento nella prima settimana di luglio. Questo, però, si può spiegare anche con la contrazione dei consumi (Confcommercio dichiara che è intorno al 10 per cento) e con la decisione di molti di fare vacanze «mordi e fuggi» sui vicini laghi o sulle montagne di casa.
In crescita o meno che siano, i viaggi sono sempre in grado di muovere un grosso giro d'affari. Ne è un esempio il fatto che nella sola Lombardia - nonostante i tempi di crisi - le vacanze 2011 valgono 3 milioni di euro con una spesa media per famiglia di 1219 euro. Dato in linea con quello che spendono le famiglie bresciane, 1222 euro. Disposti a spendere qualche euro in più i bergamaschi (1307 euro) e i varesini (1314 euro). I cittadini della provincia di Brescia non si preoccupano, invece, di mettere mano al portafoglio quando si tratta di andare oltre confine. Nel primo trimestre di quest'anno - secondo la statistica della Camera di Commercio di Milano - la spesa procapite dei bresciani per le trasferte - per vacanze o lavoro - all'estero è di 647 euro contro i 548 euro del 2010. La spesa per i viaggiatori nel primo trimestre del 2011 è cresciuta di un 5,5 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2010.
CERTE ABITUDINI sono dure a morire e questo vale anche quando si tratta di vacanze. Il 67 per cento dei bresciani ha dichiarato che per l'estate 2011 non cambierà le proprie abitudini. Stessa spiaggia stesso mare come diceva una canzone. Solo un 24 per cento di bresciani si dice disposto ad adattarsi: il 13 per cento ridurrà la durata del soggiorno, il 9 per cento opterà per soluzioni più economiche (camping e case di amici possono fare risparmiare fino a 500 euro a famiglia sul costo complessivo del viaggio) e solo il 2 per cento sposterà le vacanze in periodi di bassa stagione. Una soluzione quest'ultima che molti bresciani adotterebbero volentieri se solo il proprio impiego lo permettesse.

Silvia Ghilardi
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