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12.01.2018

Una maxi-frode da 1,4 miliardi

L’assalto alla diligenza dell’ Erario non avveniva tanto nel Far West quanto piuttosto nell’Ovest bresciano. Terra in cui sono un’infinità le società edili, ma anche terra in cui la falsa fatturazione e le società «cartiere» sono molto diffuse. Non di rado capita che a questi sistemi fraudolenti si ricorra nel settore dei metalli. Stavolta quella che è stata scoperta dalle Fiamme Gialle è una frode miliardaria che vede protagonisti numerosi imprenditori (ma potrebbero sorgere obiezioni su questo termine) impegnati a costruire case e a evitare di versare quanto dovuto allo Stato. I numeri sono imponenti, a partire dalle società finite nel mirino della Guardia di Finanza nel corso dell’operazione «All Inclusive». Era «tutto compreso» nel servizio che veniva fornito da uno studio di consulenza tributaria milanese, ma che faceva riferimento a persone residenti nella Bergamasca. Il «tutto» comprendeva, nel momento in cui veniva richiesto, addirittura il notaio e la domiciliazione fittizia in un «virtual office» a Milano. Ma c’era anche il prestanome, si provvedeva alla tenuta della contabilità e si arrivava alla presentazione in banca dei falsi modelli F24. Hanno scoperto tutto le Fiamme gialle della compagnia di Chiari che ieri, in conferenza stampa, con il comandante provinciale colonnello Salvatore Russo, erano rappresentate dal comandate capitano Alessandro Ragno, dal tenente Tommaso di Meo e dal luogotenente Antonio Romano. Indagini coordinate dal Pm Fabio Salamone intervenuto ieri mattina insieme al procuratore capo Tommaso Buonanno. Inquirenti e investigatori hanno scoperto, iniziando a indagare nel 2015, che ai clienti veniva fornita dallo studio una vera e propria assistenza frodatoria sia sul piano fiscale che previdenziale. Al centro le fatture per operazioni inesistenti, come sempre in questi casi. Ma nell’assalto alla diligenza della legalità le armi a disposizioni erano anche molte altre. Armi che non sono sconosciute al fisco, perché già in passato sono finite al centro di indagini. Proprio per questo dal Bresciano e dalla Bergamasca le imprese intenzionate a frodare il fisco si erano spostate a Milano. PROGRESSIVAMENTE si era sparsa la voce che lo studio arrivava fino a offire l’«all inclusive». Le Fiamme Gialle hanno scoperto allo studio di consulenza si sono rivolte ben 176 società, i cui veri amministratori erano prevalentemente bresciani, ma anche bergamaschi. In particolare, di Palazzolo, Orzinuovi, Castrezzato, Rovato e Chiari. Addirittura, ben 132 società sono risultate fittiziamente domiciliate in uno dei luoghi «forniti» dallo studio di consulenza. Le indagini hanno inoltre consentito di accertare che 164 società hanno annotato fatture false e tutte hanno eseguito illecite compensazioni e occultato la contabilità aziendale. Complessivamente la frode all’Erario, secondo la Guardia di Finanza, ammonta a 1,364 miliardi di euro. Sono stati arrestati in 16 dei quali 7 in carcere e 9 e ai domiciliari, con un ricercato. L’ASSOCIAZIONE a delinquere viene contestata a quattro persone: Graziano Gesti e la fidanzata e «braccio operativo» Elisabetta Dell’Onore, entrambi bergamaschi, in carcere. Ci sono poi F. B, bergamasco ai domiciliari, e un 77enne lodigiano con l’obbligo di firma. Carcere, per altre accuse, a vario titolo, anche per tre bresciani: Bruno Alghisi di Castelcovati, un altro bresciano ricercato e Salvatore Donsì, residente a Coccaglio. Sono sette i bresciani ai «domiciliari» e quattro quelli con l’obbligo di firma. Ai 25 destinatari dei provvedimenti, residenti in varie province, vanno aggiunte 61 persone denunciate in stato di libertà. La Guardia di finanza ha proceduto inoltre al sequestro di tutte le somme di denaro, dei beni mobili, immobili, di titoli o di qualsiasi altro valore mobiliare nell’effettiva disponibilità delle persone coinvolte e delle 69 società che rientrano in questo primo filone investigativo, per un importo complessivo di 180.749.073 euro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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