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13.03.2018

Usura ed estorsione,
le «trappole»
da evitare

Il colonnello Salvatore Russo
Il colonnello Salvatore Russo

Come un cancro che aggredisce le cellule sane e compromette la salute dell’intero organismo, i crimini dell’usura e dell’estorsione si caratterizzano per la veemenza distruttrice con cui agiscono a discapito dell’economia legale e del tessuto imprenditoriale. Con l’aggravante che la devastante patologia è spesso scambiata dalle vittime per scorciatoia in grado di risolvere o quantomeno tamponare problemi dovuti alla mancanza di finanziamenti o di liquidità. Consapevole dei rischi legati alla massiccia e silenziosa presenza della criminalità organizzata e delle mafie nel florido territorio bresciano e del pericolo rappresentato dal crescente ricorso a prestiti concessi a tassi d’usura, la Camera di Commercio di Brescia ha invitato professionisti, operatori economici ed educatori a conoscere da vicino l’entità del fenomeno, fornendo alcuni strumenti interpretativi, semantici e normativi indispensabili per difendersi dalla «trappola». Lo ha fatto nel secondo appuntamento del ciclo di incontri «Imprese, economia reale e rischio criminalità», promossi in collaborazione con il Comune e il Consiglio Notarile di Brescia con l’obiettivo di promuovere a tutti i livelli la cultura della legalità. Il compito di illustrare la pervasività del reato e le sue diverse manifestazioni è toccato al colonnello Salvatore Russo, comandante provinciale della guardia di Finanza, il quale ha messo in luce le subdole modalità con le quali le mafie «intercettano» il soggetto in stato di necessità e lo persuadono a sottostare al ricatto. «L’usuraio sa che la vittima non potrà mai far fronte al debito contratto, e nonostante ciò continua a pretenderne la restituzione applicando tassi spropositati, arrivando a servirsi di soggetti terzi per minacciare il debitore e paventare conseguenze a danno dei suoi più stretti famigliari». Tra le debolezze che spingono verso l’accettazione di simili condizioni, ha ricordato Russo, spicca anche la dipendenza da gioco d’azzardo patologico, la cui soddisfazione mette a repentaglio beni aziendali e patrimoniali. A RIPROVA della complessità del tema, Russo ha ricordato l’esistenza di forme ancora più infide. «È il caso di imprenditori che lucrano sulle difficoltà dei colleghi o di datori di lavoro che sfruttano i dipendenti costringendoli a firmare buste paga a fronte di stipendi non versati o assumendoli a patto che scrivano lettere di dimissioni in bianco da utilizzare al bisogno», ha spiegato il relatore, invitando «a trovare il coraggio di denunciare e a fidarsi della protezione delle forze dell’ordine». Il professor Antonino Giorgi, docente di psicologia all’Università Cattolica, ha invece analizzato i disturbi psichici e psicosomatici causati dall’esposizione prolungata a un clima di costante ricatto e di fortissima tensione emotiva. «La profanazione dell’ambiente domestico, il timore per l’incolumità dei propri figli e la perdita di controllo sulla propria vita possono determinare ansia, attacchi di panico, senso di vergogna e sfiducia, fino a sfociare nella fobia sociale, in depressione e in disturbi dissociativi della personalità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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