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21.02.2019

Vaccinazioni a
Brescia: una
crescita consapevole

I bambini bresciani sono i più vaccinati della regione e in linea con il piano nazionale
I bambini bresciani sono i più vaccinati della regione e in linea con il piano nazionale

Obiettivi del piano nazionale superati, media lombarda superata. I dati relativi al 2018, resi noti dall'assessorato regionale al Welfare sulle coperture vaccinali dei bambini in provincia evidenziano percentuali alte e in crescita, soprattutto per quanto riguarda l'esavalente che comprende i vaccini contro la poliomielite, la difterite, l'epatite B, la pertosse, l'aemophilus l'influenzae di tipo B (Hib), l'antitetanica, un po' meno per l'Mpr che comprende morbillo, parotite e varicella. Solo per quanto riguarda le vaccinazioni non vincolanti ma fortemente raccomandate, il meningococco e lo pneumococco, non vi è stato aumento. IL PIANO NAZIONALE biennale, varato nel 2017, prevedeva di arrivare al 95 per cento della copertura, indicando finalità non solo per i piccolini entro i due anni ma anche per i richiami e per i vaccini degli adolescenti, come l'Hpv, e degli adulti. Ma le recenti aspre polemiche hanno portato alla ribalta le azioni obbligatorie che hanno interessato l'iscrizione a scuola, con l'obbligo nelle materne, pena l'esclusione, e con sanzioni dalle primarie in poi. Secondo studi nazionali, le famiglie con resistenza attiva o ideologica alla vaccinazione sarebbero attorno al 2 per cento, mentre altri problemi come dimenticanze o difficoltà di accesso ai servizi avrebbero un loro peso. Da qui le campagne di sensibilizzazione, informazione, di miglioramento dei servizi stessi: «L'educazione alla vaccinazione come arma vincente contro il rischio di patologie gravi- ha commentato l'assessore regionale Giulio Gallera- ha riguardato nella regione anche le somministrazioni consigliate, a dimostrazione del fatto che le buone pratiche sono bene percepite dai genitori a tutela della sicurezza dei loro figli». L'assessore ha puntato l'accento sul considerevole ampliamento dell'offerta vaccinale, soprattutto nel 2018, che ha avuto notevole impatto sul carico di lavoro delle Asst. Anche nelle Asst della provincia di Brescia il ritmo degli incontri informativi richiesti dai genitori renitenti o dubbiosi e il ritmo delle iniezioni per chi doveva adempiere alle indicazioni normative scolastiche è stato fortemente accelerato l'anno scorso. Fra le zone della provincia quelle che apparivano con le maggiori mancate adesioni erano la cittadina e il Garda. Certamente la norma dell'obbligatorietà scolastica ha avuto le sue conseguenze, se non altro nel riportare alla ribalta la questione. Si vede dal grafico che sono in salita i numeri non solamente delle coperture a 24 mesi, che interessano cioè i nati nel 2016, ma anche le coperture della coorte del 2015 che interessano i bambini di tre anni che sono stati messi in regola, con un bel balzo percentuale. Lì il dato dell'esavalente tocca quasi il 97 per cento, mettendo Brescia al top della Lombardia, la cui media si attesta al 95,4 per cento. E anche l'Mpr si adegua al piano nazionale con il 95 per cento, mentre la media regionale è al 94,9: «Anche nel territorio di Ats Brescia il confronto delle coperture vaccinali degli anni 2017 e 2018, dei bambini nati nel 2015, evidenzia l'effetto positivo dell'introduzione dell'obbligo vaccinale - dicono dall’Asst provinciale - e tali coperture risultano, in molti casi, superiori alla media regionale. L’incremento percentuale dimostra che sono stati recuperati, e quindi protetti, molti bambini rendendo difficile la diffusione dei microrganismi e creando una barriera efficace anche nei confronti di quelle persone che, per particolari motivi di salute, non sono in grado di difendersi». «NON SOLO OBBLIGATORIETÀ - commenta l'immunologa Daniela Bosisio, fra gli organizzatori dell'Univax day della Statale la cui seconda edizione si è tenuta al primo del mese- è importante diffondere una consapevolezza che va al di là dell'imposizione, una conoscenza delle evidenze scientifiche che attestano la sicurezza dei vaccini. Noi abbiamo voluto cominciare dai giovani che saranno genitori che non sono al corrente del problema, perché nelle famiglie non se ne parla. Sono stati vaccinati a suo tempo, e non ci pensano più, così ogni generazione ricomincia da capo. Ignorano anche che esiste il vaccino Hpv contro il papilloma che ora è stato esteso anche ai maschi, e pochissimi lo fanno, senza sapere che possono evitare malattie gravi anche di tipo tumorale». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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